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Romina Falconi: l'arte di sentirsi bionde naturali pur non essendolo

March 20, 2019

 

 

Non che sia necessaria una mia autogiustificazione, ma spesso vengo accusato di scrivere recensioni di dischi, passatemi il termine vintage, nelle quali non parlo di musica. Dicono proprio così, sei un critico musicale ma in questa recensione di musica non dici niente. Spesso, perché chi si lamenta lo fa in genere perché è il fan ferito e affranto di un qualche artista di cui ho scritto evidentemente parole non bellissime, spesso, dicevo, aggiungono poi qualcosa che suona come “sei solo capace di insultare e diffamare, porta rispetto per il lavoro degli altri, sedicente critico musicale.” 
Ora, a parte il paradosso di chiedere il rispetto per il lavoro di qualcun altro nella stessa frase in cui palesi la totale mancanza di rispetto per il mio, di lavoro, c'è la faccenda del “sedicente” critico musicale. 
Ecco. 
Fatta la tara che nessuno dice “sedicente”, in quei contesti, perché parliamo di esseri subumani incapaci di avere nel proprio bagaglio a mano più di una ventina di parole, spesso le medesime che vengono usate nelle canzoni della Amoroso, va anche detto che io di me, è noto, non dico certo di essere un critico musicale, io sono un critico musicale. Se non capite la differenza, beh, siete anche voi esseri subumani incapaci di avere nel vostro bagaglio a mano più di una ventina di parole, spesso le medesime che vengono usate nelle canzone della Amoroso.
Sia come sia vengo spesso accusato di scrivere recensioni di dischi, passatemi il termine vintage,  nelle quali non parlo di musica. 
Così sarà anche stavolta. 
Ma nessuno, immagino, se ne lamenterà.
Perché il disco di cui voglio parlarvi è un disco che non può non essere nella vostra discoteca personale, o nella vostra playlist su Spotify personale, a seconda che ascoltiate ancora musica con un supporto fisico o ricorriate, poveri voi, allo streaming. E non può non esserci perché è un disco bello, ovvio, ma è anche un disco assai importante.
Si tratta di Biondologia (l'arte di passeggiare con disinvoltura sul ciglio di un abisso) di Romina Falconi. Il secondo album della cantautrice romana, meglio nota come la JLo di Tor Pignattare, Romi From the Block, dopo Certi sogni si fanno attraverso un filo d'odio e se si esclude quello inciso una vita fa per la Universal e mai andato alle stampe.

 


Un album, e di qui la mia decisione di non parlare di musica, che ha una sua struttura talmente geniale e importante da non necessitare che se ne parli andando a approfondire gli aspetti meramente compositivi o produttivi. Non che non ci sia del bello nella musica e nei suoni, tutt'altro, ma per una volta mi va di sottolineare come Romina Falconi sia un vero genio del marketing e della comunicazione. Una che, fossi uno di quelli che lavorano nelle major, o meglio ancora nelle agenzie di comunicazione, ma quelle grandi e serie, la assumerei al volo, senza neanche farle il colloquio. Dovrebbe bastare già titolo e sottotitolo. E ancor di più, e qui entriamo un po' più nello specifico, l'idea di fondo di questo nuovo album, cioè quella di disegnare una mappa psico-emozionale dell'esistenza. Canzoni scritte come fossero pazienti sul divano di uno psicanalista. Ispirate in parte da una iniziativa della nostra, quella di farsi raccoglitrice di racconti, confidenze, storie in una sorta di “signorina cuori infranti” 2.0. I fan a raccontarsi e lei in ascolto, a dare consigli poi attraverso le canzoni. O meglio, a dare le canzoni, che non sono consigli, ma qualcosa di più, sublimazione delle esperienze più dolorose, ma anche di quelle volendo più intense, quindi non necessariamente negative. Il tutto sublimato, cristallizzato, reso arte, alta e pop al tempo stesso, con l'atteggiamento della bionda naturale, ditemi se non è genio questo. E a dirvelo è un eterosessuale che ritiene che la psicologia, in fondo, sia solo un ammasso di stronzate.
Anticipato da Cadono saponette, Le 5 fasi del dolore, titolo quanto mai evocativo riguardo il concept dell'album, e Vuoi l'amante, Biondologia gioca una ulteriore carta, che vi accenno e vi accenno solamente per non tradire il mio intento di non parlare di musica, oggi.

 

Ogni traccia affronta una sfaccettatura del percorso psico-emotivo di una bionda qualsiasi, lei, certo, ma anche la lei che ha raccolto le tante storie di cui sopra. Bene, ogni traccia è stata scritta, composta e arrangiata a partire dal tema affrontato. Quindi un album che non è una raccolta di canzoni dello stesso genere, musicalmente parlando, ma che lo è da un punto di vista concettuale. Un album, altresì, che diventa una raccolta delle musiche di oggi, lì a inseguire un tema, assecondandone le necessità. Frutto della collaborazione della nostra con Kattoo, produttore evidentemente non solo versatile, ma anche disposto a mettersi in gioco e a pensare alla musica come gioco. Della cura estetica del booklet non voglio dirvi molto, perché deve rimanervi la giusta curiosità per non lasciarvi irretire da quella roba di Spotify. Si dica solo che anche in quello Romina Falconi è un regina. Una immagine da popstar come poche colleghe in Italia. Mi ha fatto ridere amaro, in queste ore, leggere un tweet di Luca Dondoni in cui, con il solito tono saccente e anche un po' cafone di chi vuole svilire chi finge di non conoscere, imputa all'immaginario di Romina un debito forte nei confronti di Cristina Moser dei Krisma. Con tanto di doppia foto, dove lei, Romina, appare ricoperta di bolle di sapone, immagine presa dal video di Cadono saponette, mentre lei, Cristina, è ammantata di luce nella cover di Fido. Basterebbe sapere di cosa si parla per capire che niente di più lontano dal vero era ipotizzabile. Ma chiedere di sapere troppo a chi evidentemente si trova più a suo agio nel promuovere su Witty un robot aspirapolvere o un paio di cuffie è forse troppo.  
Checchè ne dica Dondoni, infatti, Romina Falconi è artista che andrebbe trattata con la cura che si riserva alle cose belle e preziose, e il suo Biondologia andrebbe ascoltato con attenzione, in bilico tra leggerezza e trepidazione.

Non è da me lasciarmi andare a atteggiamenti camp, e chiaramente Romina col camp ha molto a che fare, con tutta la consapevolezza del camp, ma almeno per oggi mi sento bionda naturale. 

 


 

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