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La sostenibile leggerezza dell'essere Eleviole?, e se non vi intriga 'sto titolo siete morti, sappiatelo

January 30, 2019

Certo che siamo un paese strano. Non che l'abbia scoperto adesso, intendiamoci, ma trovarne ogni giorno conferma non fa che rendere questa presa di coscienza più avvilente, volendo anche agghiacciante.
Ci si lamenta sempre. Spesso senza motivo.
Molto più spesso a motivo, perché, parlo del settore di cui mi occupo io, c'è in giro una omologazione che lascia abbacinati. Sembra, ciclicamente, che esista uno o al massimo un paio di generi soltanto. Qualcuno azzecca una canzone e ecco che ne escono miliardi tutte uguali. Per dire, Fortunato Zampaglione, quello che ha scritto tra le altre Guerriero di Marco Mengoni, dovrebbe essere annoverato come uno di quei tizi che donava lo sperma per i centri per la fertilità, che poi si scopre ha in giro per il mondo qualche migliaio di figli naturali. Tutti gli stessi lineamenti, tutti lo stesse DNA, due coglioni così.
E dire che basterebbe alzare un po' la testa, parlo dei miei colleghi un po' troppo spesso abituati a scrivere come Daniel Day Lewis ne Il mio piede sinistro, non per una grave malattia, ma perché autocostrettisi a stare costantemente a quattro zampe. O magari semplicemente guardarsi in giro, spostare l'attenzione dai comunicati stampa dei soliti uffici stampa e sentire la musica che gira intorno.
Perché di musica interessante, volendo, ce n'è parecchia, spesso autoprodotta, perché i discografici sono fatti della stessa materia di cui sono fatti non tanto i sogni, figuriamoci, ma le pecore, nel senso di cui sopra. Quasi sempre che circola nel sottobosco, in locali dove chi suona arriva per contatti diretti, in circuiti alternativi, ma alternativi davvero, spesso spinti dal passaparola, dalla buona volontà di blogger e appassionati di musica, o, è il mio caso, di divinità assolute e benevole che decidono di spostare l'attenzione di chi lo legge in cerca di sangue e cadaveri verso le cose belle della vita.
E una delle cose belle della vita, della mia vita professionale e un po' anche privata, perché ormai ci si conosce da parecchio, è Eleviole?, progetto solista di Eleonora Tosca. 
Non vi sto a raccontare chi sia e cosa ha fatto, perché, converrete, Google ce l'avete pure voi e ogni tanto sforzarvi di fare una ricerchina non vi costerà né un'ernia inguinale né uno scompenso cardiaco, ma vi basti sapere che Eleviole?, all'anagrafe Eleonora Tosca, vanta già diversi album usciti per etichette medie e major. Roba che ruotava nel pop, perché, questa una sua caratteristica per la quale, non ci fosse anche del gran talento, la leggerezza intesa come modalità connaturata di affrontare le cose, e Dio mi trattenga dal citare Calvino, è una delle sue peculiarità più chiare. 
Anche il suo nuovo progetto cantautorale, Eleviole?, appunto, è pop, ma lo è nella maniera più stralunata possibile, e qui sta un'altra caratteristica di Eleonora, la stralunatezza. Sarà che, come me, è nata il 2 giugno, e di affrontare la vita in maniera canonica, stante per canonico la modalità imperante tutto intorno a noi, non le viene e, soprattutto, non le va. Dove non si tocca, questo il titolo del suo album, è una raccolta di canzoni lievi, filastrocche per adulti, le definisce lei. Dove “per adulti” non è da intendersi con una tripla X, ma per coloro che, ahiloro, ahinoi, non sono più bambini. Perché apparentemente la struttura delle sue canzoni, incentrate sull'ukulele, ma più in generale sui legni degli strumenti acustici, è proprio quella elementare delle filastrocche per bambini. Anche se, ma qui non devo certo aprire una parentesi, la semplicità è quasi sempre assai più complessa e difficile da raggiungere di quella strana forma di arzigogolamento che confondiamo per alto. Ecco, Eleviole?, e già il fatto che ogni volta che ne scrivo il nome sono poi costretto a mettere una virgola per non dover faticare a mettere l'è accentato minuscolo dopo il punto di domanda usando la barra dei comandi la dice lunga sulla sua stralunatezza, è una raccolta di nove canzoni che, dietro una finta semplicità, ci dicono come il pop possa essere pop anche senza sintetizzatori e pluggin. Ma di più, ci dicono come si possa raccontare storie, questo fanno le filastrocche per adulti di Eleonora, senza starsi a arrovellare per trovare frasi a effetto alla Calcutta o slogan da spot alla Fedez. 
Vi lancio una sfida, infatti, provate a sentirvi Tanti auguri, e cito una delle nove tracce, e poi a schiodarvela dalla mente. E provate, poi, se ce la fate, a non rimanere imbrigliati dietro questa voce così avvolgente, calda come un pigiama di pile di quelli che lei definirebbe antisesso, o come una delle prime giornate di primavera (scusate, vivo a Milano e oggi c'è un tempo di merda che mi fa parlare come se vivessi citando testi di Biagio Antonacci).
Siccome, però, le bellissime filastrocche per adulti di Eleviole?, non ho nulla da dire qui ma avete capito che faccio prima a scrivere che a muovermi sulla barra dei comandi, sono già di loro abbastanza fuori dal mondo per come ahinoi lo conosciamo, Eleonora ha deciso di presentarcele, o meglio, di metterle al mondo, andando a farsi una sgambata impegnativissima in Portogallo. Un roba tipo 600 chilometri in bicicletta. Lo ha fatto accompagnata da un regista e qui sotto trovate linkato il documentario che ne è uscito, qualcosa che vi introdurrà nel suo magico mondo più che incantato.
Faccio fatica a essere neutro quando scrivo di musica, chi è solito leggermi mentre mi immergo nelle viscere dei cantanti che ho appena squartato con la scure ben lo sa, ma faccio anche più fatica nel caso di Eleonora, artista che seguo da tempo e che è stata uno dei punti di partenza per tutti i miei progetti femminili, compresi quelli di cui vi racconterò nelle prossime ore. Ma non confondente questa mia parzialità come un essere immotivatamente benevolo, perché, essendo la musica parte preponderante della mia vita, spesso è proprio la musica a dar vita a rapporti di amicizia altrimenti improbabili. Ho conosciuto Eleonora dieci anni fa, quando un giorno l'ho chiamata e le ho chiesto se le andava di farsi una passeggiata per un tratto della tangenziale di Milano con me e Gianni Biondillo, esperienza poi finita nel nostro libro Tangenziali, edito da Guanda. E da lì l'ho sempre seguita con soddisfazione, perché vedere da vicino l'evoluzione di un'artista è un privilegio che ripaga decisamente dal dover poi ascoltare tanta musica di merda come quella di cui, ahimè, spesso sono costretto a scrivere.
Vedetevi questo documentario, quindi, e andatevi a sentire le nove filastrocche per adulti di Eleviole?, fidatevi di me.

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=cTKXbh7d8Sc&feature=youtu.be

 

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