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Go Go Diva, farsi salvare da una vagina che canta

January 29, 2019

 

Non credo al caso.
Sono un gemello, non solo di segno zodiacale, l'idea che esista una qualche forma di telepatia, una connessione che esuli la comunicazione verbale, mi sembra naturale tanto quanto può esserlo l'alzarsi in piedi e gridare.
Per questo, in teoria, non avrebbe dovuto sorprendermi quello che sto per raccontarvi. E già nel dire “non avrebbe dovuto sorprendermi” ho implicitamente sottinteso che mi ha in realtà sorpreso, fatto che, collegato all'incipit di questo pezzo dovrebbe portare il lettore più attento, e in seconda battuta tutti gli altri, a pensare che la mia non sopresa sia in qualche modo legata a un non detto, a qualcosa che ha a che fare con la telepatia o con quella forma di comunicazione non verbale che fa arrivare le idee da una parte all'altra senza che ci sia in effetti qualcuno che lo dice chiaramente, esplicitamente.
Il fatto è che esattamente una settimana fa, il 14 dicembre, ho partecipato al TedX di Matera, dal titolo “Work in progress” con uno speech che si intitolava “Venere senza pelliccia”, come un mio libro sulla desessualizzazione del pop italiano. Due giorni prima, il 12 dicembre, a Roma, presso l'Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini è andata in scena la prima di una “cosa” teatrale, da me scritta e da me interpretata, con Ilaria Porceddu a farmi da contraltare musicale e canoro, dal titolo “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo”, suppergiù sullo stesso argomento, seppur assai più articolato. Qualcosa che ruota intorno al concetto di stereotipo femminile, che lo fa a partire dalla musica, italiana e non, e che cerca di trovare una via di fuga, una strada atta a abbattere quegli stereotipi, appunto.
Venere senza pelliccia e Cantami Godiva, quindi.
Ecco, mentre me ne stavo a casa mia a lavorare su questi due progetti, progetti che hanno in qualche modo non solo occupato militarmente gli ultimi mesi della mia esistenza, ma forse addirittura dei miei ultimi anni, mi è arrivata una mail da Big Time, valentissimo ufficio stampa romano. Mi annunciava, e mai annuncio era più atteso, l'imminente uscita del nuovo album de La Rappresentante di Lista. Dovete sapere, cazzeggio su cazzeggio, che per mesi ho cercato di estorcere a Veronica, la cantante della band, notizie su questo album. Ho anche insistentemente chiesto di poter ascoltare qualcosa strada facendo, per dirla col TedX, mentre era work in progress, senza però ottenere nulla. Tabula rasa, per citare invece Ilaria Porceddu e la canzone da cui questi miei scritti sono partiti.
La mail arrivata da Big Time non solo dava una data a questa imminente uscita, quella del 14 dicembre, ma anche un titolo all'album, e allegava un singolo di lancio.
Ora, ripeto, non credo al caso. Sono un gemello, non solo di segno zodiacale, l'idea che esista una qualche forma di telepatia, una connessione che esuli la comunicazione verbale, mi sembra naturale tanto quanto può esserlo l'alzarsi in piedi e gridare. Ma quando ho letto che il disco de La Rappresentante di Lista che sarebbe uscito lo stesso giorno del mio TedX incentrato sul corpo della donna nella musica e sugli stereotipi femminili che l'assenza di quel corpo nella nostra musica ha lasciato attecchire si intitolava Go Go Diva e quando ho sentito il singolo di lancio, intitolato Questo corpo, lo confesso, sono trasalito. Ho provato, in sostanza, qualcosa di molto simile a una contemplazione mistica, uno stato ascetico. Perché i miei ragionamenti sul corpo femminile, chi era presente a Roma o chi ha avuto modo di vedere il video del TedX in diretta ben lo sa, parte proprio da Lady Godiva, omaggiata neanche troppo metaforicamente da La Rappresentante di Lista nel nuovo lavoro di studio. E perché il brano Questo corpo racchiude in sé praticamente tutto quello che nel mio discorso dico, la difficoltà di vivere un corpo che sia soggetto a costanti pressioni da parte di chi quegli stereotipi ha fabbricato e sta facendo di tutto per far rimanere incontrastati nel nostro immaginario. Difficoltà che vanno di pari passo con le difficoltà che il vivere un corpo già porta di suo. Non bastasse già questo spiazzamento, ripeto, titolo dell'album, tema affrontato nel singolo, e un po' in tutte le canzoni, data di uscita dell'album, ecco arrivare anche la copertina dell'album e il video di accompagnamento del singolo. Altre due botte. Perché la copertina è una sorta di rovesciamento della leggenda di Lady Godiva, con Veronica e Dario, i due La Rappresentante di Lista che si mostrano nudi, non spogliati ma nudi, i volti nascosti, e perché il video, se possibile va anche oltre. Veronica, infatti, ci canta mostrandosi in uno specchio rotondo appoggiato sul proprio monte di Venere, sorta di vagina parlante tanto cara alla mitologia greca. Un gesto apotropaico, il suo, usare un corpo per sconfiggere il male, per vincere la guerra. 

 

 


Tante sensazioni, forse anche troppe. Quasi un senso di vertigine. Niente in confronto alla full immersion nell'album Go Go Diva, vestito di suoni che sono al tempo stesso ancestrali, una voce moderna e antica quella di Veronica, e una scrittura decisamente folk seppur elettronica quella della band. Uno dei migliori album di questo 2018 che sta volgendo al termine, e che pone le basi per essere anche uno dei migliori del 2019. Canzoni dense, spesse, come quelle fiale di antibiotico che ci iniettavano da bambini, con siringhe dagli aghi troppo grossi, liquidi oleosi difficili da far scendere, dolorosi ma salvifichi.
Ecco, Go Go Diva è un piccolo capolavoro, e dico piccolo solo perché sembra tocchi sempre far anticipare la parola capolavoro da questo aggettivo per non suonare troppo enfatici. Un album vivido, importante, a suo modo politico.
L'album di una band, certo, ma di una band potentemente al femminile, nonostante a formarla sia una donna e un uomo.
Così, di passaggio, già l'ho raccontato, va anche detto che Veronica, Dario e i loro compagni di viaggio sono poi venuti a Roma, all'Officina Pasolini, e ci hanno regalato una versione quasi folk di Questo corpo, canzone che, insieme a Il Cigno (the great woman) di Patrizia Laquidara si candida a essere una delle più belle canzoni di questi tempi. Qualcosa di indimenticabile, che presto metteremo in rete.
Ora, visto che quest'anno mi guarderò bene da fare i listoni dei migliori e dei peggiori, fidatevi di me, correte a ascoltare Go Go Diva, sparate a tutto volume le canzoni che ne formano la tracklist, prendete lo smartphone e sparatevi in loop Questo corpo, col suo video volutamente ironico e osceno, lì in verticale, come gli smartphone prevedono.
È ancora possibile sconfiggere il male, ed è possibile solo grazie a gesti simbolici. Una vagina che canta non può che farci vincere la guerra.

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