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Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo

December 18, 2018

 

 

Non dovrei essere io a parlare di quel che è andato in scena a Roma il 12 dicembre, all'Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini. 
Non dovrei perché su quel palco c'ero io.
A pensarci bene, forse neanche ci sarei dovuto essere io sul palco dell'Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, insieme a Ilaria Porceddu, mia compagna di viaggio, e alle altre ospiti di cui vi dirò poi. Non avrei dovuto esserci io perché sono un uomo, e il 12 dicembre è andato in scena “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo”, monologo per parole e canzoni, parole mie, canzoni di Ilaria, dedicato agli stereotipi femminili in musica e soprattutto all'abbattimento degli stereotipi femminili, in musica e non solo. 
Ma in effetti su quel palco, con Ilaria Porceddu, c'ero io. Era lei che cantava, certo, ma ero io che parlavo, e Dio quanto ho parlato. 
E ora sono io che scrivo. 

 


E scrivo perché quello che è andato in scena il 12 dicembre poco dopo le 21 all'Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo” è una tappa importante di un percorso, e chiedo perdono a tutti voi per usare correttamente una parola spesso usata a cazzo nei talent, partito una decina di anni fa e tutto rivolto, appunto, agli stereotipi. Perché una decina d'anni fa, poco meno, mi sono reso conto di come tutto quello che ci circonda tenda non solo a darci della donna una immagine bidimensionale e anche piuttosto marginale, scemo io che ci ho messo quarant'anni, e che tutto ciò sta contribuendo a rendere questo posto, il mondo, decisamente meno interessante. Mi spiego meglio. Ho due figlie. All'epoca della mia epifania ne avevo solo una, Lucia. Come racconto in “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo”, capitava sempre, d'estate, che Lucia mettesse su qualche etto, complici le vacanze, un po' di relax, la lontananza da Milano. E capitava sempre, tornati a Milano, che Lucia perdesse quegli etti messi su. Beh, nell'estate dei suoi nove anni Lucia, una volta tornata, ha mantenuto delle forme nuove. Io, che fondamentalmente sono un idiota, ho chiesto ragione di questo a mia moglie Marina, la quale mi ha pacatamente spiegato che Lucia non era ingrassata, stava semplicemente crescendo, stava diventando una donna. Ecco, la faccio breve, dopo aver provato il corrispettivo di uno shock anafilattico, cioè dopo aver preso coscienza che la mia bambina sarebbe presto diventato una donna, non che già non lo fosse, ci siamo capiti, ho deciso che avrei dovuto trovare il modo per spiegarle cosa avrebbe trovato lì fuori, e anche dentro di lei. Mi occupo di parole. E di musica. Ho quindi provato a scrivere, senza successo, e mi sono conseguentemente rivolto alle canzoni. Ho, cioè, cercato canzoni, italiane visto che Lucia all'epoca era una bambina e con l'inglese aveva ancora poca dimestichezza, canzoni che le spiegassero come il suo corpo sarebbe cambiato, e come il suo corpo cambiato avrebbe trovato un mondo non disposto a darle le stesse possibilità che le avrebbe dato fosse stata un uomo, sul piano professionale, sociale, ma al tempo stesso come il suo essere donna le avrebbe offerto una mappa infinitamente più ampia con la quale orientarsi per il mondo, assai più complessa di quanto un uomo potrà e saprà mai essere. Volevo, non mi sembrava niente di eccezionale, fornirle gli attrezzi per affrontare questo mestiere. Ma ho trovato il grande nulla. Un grande nulla narrativo, sul piano delle arti, ma al tempo stesso anche un clima cupo tutto intorno a noi. Così mi sono preso agio di dar vita a un progetto, Anatomia Femminile, che consisteva in una raccolta di canzoni di cantautrici che avrebbero dedicato alle varie parti del corpo di donna, di qui il titolo, una canzone, partendo da una parte anatomica per raccontare altro, come in effetti è spesso facile fare nel campo delle metafore.
Da quel momento, sono passati quasi dieci anni, di progetti che ruotano intorno al femminile ne ho fatti diversi, tre antologie con quel titolo, Anatomia Femminile, che hanno visto raccolte oltre settanta cantautrici, un Festivalino virtuale, sui social, che ha raccolto oltre duecentotrenta video dal vivo, fatti ad hoc, di cantautrici che cantano una propria canzone, una versione fisica del Festivalino, tante collaborazioni e un libro, Venere senza pelliccia, che ha provato a raccontare come il nostro millennio abbia visto il pop italiano, in senso quanto mai ampio, infilarsi le mutande, le artiste desessualizzarsi, provare a cancellare il proprio corpo, diventare neutre.

Ecco, da qui è partito “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo”, da questa constatazione poco amichevole, e dalla conclusione che da questo studio ho tratto, cioè che in assenza di un corpo svelato, nudo non in quanto spogliato ma in quanto consapevole di sé, in assenza di un corpo non può che attecchire ancora di più e diventare pensiero unico lo stereotipo del corpo che qualche uomo, ormai da tempo, ha concepito. Uno stereotipo che, come tutti gli stereotipi, non solo è parziale, omologato, ma che è anche agghiacciante nel proporre un'idea di donna unidimensionale, perfetta, giovane, accogliente. 

 


Questo è il punto di partenza di “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo” e questa la missione di “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo”, prendere quello stereotipo e abbatterlo. Non solo, mostrare, perché da uomo non sta certo a me indicare strade, finendo in quel cul de sac che la Rebecca Solnit ha chiamato mansplaining, chi questi stereotipi sta da sempre combattendo, più o meno consapevolmente, più o meno esplicitamente. Mettere in luce, in sostanza, quella sacca di resistenza che anima una parte della scena musicale al femminile in Italia. Perché, anche di questo parla e canta “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo”, all'estero la faccenda è ben diversa che da noi. Anzi, è proprio dall'estero che si parte, per poi tornare qui.
Nel mettere in scena questa cosa, così mi è parso ovvio chiamare “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo”, io ho parlato, tanto, e mostrato immagini, mentre Ilaria Porceddu, che di questa sacca di resistenza è una delle principali artefici con le sue canzoni, ha cantato, e come ha cantato. Ha incantato, mi verrebbe da dire, non rischiassi di scivolare in quella zona grigia di piaggeria verso chi si trova a camminare con te, ma tant'è. Le sue canzoni, quelle già pubblicate, una cui piccola porzione è finita sul palco dell'Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, Eva, Mai mai, Tabula Rasa, più una strepitosa cover di Quello che le donne non dicono di Fiorella Mannoia, e quelle ancora inedite, che finiranno dentro questa cosa intitolata “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo” prossimamente, sono la cristallizzazione di quanto abbiamo provato a raccontare per le due ore durante le quali siamo stati là sopra.

 

A dare ulteriore forza al nostro discorso, ripeto fatto di parole e canzoni, sono salite sul palco alcune ospiti che hanno portato la propria arte a noi e a chi è venuto a sentirci e vederci. La prima è stata Noemi, armata di voce e chitarra. È salita sul palco nel momento in cui si parlava di come lo stereotipo vigente vuole la donna come immobilizzata in una eterna e perfetta giovinezza e ci ha proposto una versione unplugged di Vuoto a perdere, la canzone che Vasco e Gaetano Curreri hanno scritto per lei, una canzone dedicata, appunto, al corpo che cambia.

 

 

Poi è stata la volta di Patrizia Laquidara, che al femminile ha implicitamente dedicato il suo ultimo lavoro C'è qui qualcosa che ti riguarda, dal quale abbiamo sentito Il cigno (the great woman), ma anche i precedenti Funambola e Il canto dell'anguana, e con la quale abbiamo parlato, appunto, di desiderio e di distanza, prima che ci deliziasse con Tout dit di Camille per sola voce.

 

 

A chiudere il giro di ospiti La Rappresentante di Lista, giunta a Roma direttamente da Berlino. Proprio due giorni dopo, il 14, quando per altro “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo” sarebbe approdato in versione decisamente diversa al TedX Matera, sempre con me a parlare e Ilaria a cantare, Veronica e Dario de La Rappresentante di Lista avrebbero tirato fuori il loro terzo album, Go Go Diva, titolo che fa già intuire la sorellanza tra questi nostri due progetti. Lì all'Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini hanno proposto una versione acustica, con tanto di fisarmonica, del loro singolo Questo corpo, probabilmente la cosa, ancora una volta questa parola, più vicina alle parole che ho scritto e detto fin qui uscita. 

 

 


Insomma, “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo” è andato in scena e ha iniziato a camminare da solo, e dopo Roma c'è stata Matera, di cui vi dirò nei prossimi giorni, e presto lo si potrà vedere in giro per l'Italia, sempre con me e Ilaria Porceddu. Un modo concreto, il nostro, per provare a smantellare quegli stereotipi. 

 


Un modo che non sarebbe stato possibile se l'Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, nella persona di Tosca, non ci avesse invitato e ospitato. Un modo che non sarebbe stato possibile se a loro volta Nicola Zingaretti e Massimiliano Smeriglio della Regione Lazio non avessero contribuito con il loro impegno a dar vita a questo Laboratorio creativo e Hub culturale, capace di proporre un'offerta ricca e variegata che spazia dalla musica al teatro, passando per il multimediale. Un'offerta che ha visto negli ultimi anni questo nuovo polo romano diventare punto di riferimento per la capitale per quel che riguarda concerti, spettacoli, incontri, proiezioni aperti al pubblico gratuitamente, in perfetta sinergia con il laboratorio creativo residente. 
Un modo che non sarebbe stato possibile se tutte le professionalità dei ragazzi di Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini non avessero reso fisicamente possibile il mio parlare mostrando immagini, il suonare e cantare di Ilaria Porceddu, e le incursioni di Noemi, Patrizia Laquidara e La Rappresentante di Lista. Grazie anche a loro, quindi, nelle figure di Viviana Fulli, di Viviana Concas, e di tutti i tecnici che hanno permesso che “Cantami Godiva, contro i sentimenti per un ritorno del corpo” girasse bene.
Non avrei dovuto essere io a parlare di quel che è andato in scena a Roma il 12 dicembre, all'Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, poco dopo le 21, ma è stata una delle esperienze professionali più dense di questi miei primi quarantanove anni e mezzo di vita e volevo raccontarvene. L'ho fatto. Vogliateci bene.

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=r5neVy8rcdo&t=4s

 

 

 

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