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Love dei TheGiornalisti, la tragedia di voler essere felici

September 21, 2018

 

"Ti lascio un vocale di dieci minuti/ soltanto per dirti che sono felice", lo dico senza lasciarmi andare a facili ironie, è la frase che più di ogni altra cristallizza l'oggi. È il "Si sta come in autunno sugli alberi le foglie" del 2018. La nostra epigrafe.
E per questo, anche per questo, sopratutto per questo, Tommaso Paradiso, leader dei TheGiornalisti e autore della quasi totalità dei tormentoni degli ultimi due anni, anche questo lo dico senza lasciarmi andare a facili ironie, è l'artista che più di chiunque altro incarna questi anni, questi tempi, l'oggi.
No. Non mi drogo. Non ancora. Nonostante io viva in un oggi che è cristallizzato in quei versi e che ha in Tommaso Paradiso, quello di "Siamo come i tori a Pamplona" o di "faccio a schiaffi sulle onde" il suo massimo rappresentante.
Il fatto è che l'oggi, questi tempi, questi anni, è un oggi di merda. Inimmaginabile, fino a ieri. Qualcosa di vuoto, una superficialità che sembra aver definitivamente negato la possibilità che sotto la superficie ci sia una profondità. 
Non dico niente di nuovo, avete due orecchie, vivete in questo mondo, non potete non saperlo, Tommaso Paradiso e i suoi Thegiornalisti, appena adesso fuori col loro nuovo album Love, si rifanno in maniera dichiarata e sfacciata agli anni Ottanta. Non solo come estetica, chi ha visto l'imbarazzante video di Da sola/ In the night, in cui Paradiso duettava con Elisa su base di Takagi e Ketra dubito si sia ancora ripreso, ma anche nei suoni e, qui viene il dramma, nella poetica. Perché degli anni Ottanta, ovviamente, Paradiso ha preso solo gli aspetti deteriori, quelli che ahinoi faticano a essere metabolizzati dalla natura, sacchetti di plastica indeteriorabile che imprigionano le zampe delle tastuggini facendole annegare.
Gli anni Ottanta erano questo, certo, edonismo reaganiano e suoni sintetici decisamente brutti, ma non solo, e sopratutto erano una chiara dichiarazione di intenti da parte di chi quegli anni abitava, un dire, da parte di chi aveva vissuto il peso degli anni Settanta, la vita è anche leggerezza, riprendiamocela. Poi, lo dice la storia, a fianco di Baltimora e Dan Harrow c'erano i Joy Division, per poco, e i Guns n Roses, la possibilità di scegliere. C'era, insomma, la voglia di reagire, di rimettersi in piedi e, ovvio, di divertirsi. Oggi è tutto diverso. Non basta emulare gli arrangiamenti orribili del Venditti di quei tempi per riportare di moda la spensieratezza, non basta dire che si vuole solo l'amore per renderlo possibile. Oggi siamo rassegnati, tutti. Anche per colpa di gente come Tommaso Paradiso, che veicola musica di merda, è ovvio, ma più in generale per una totale assenza di orizzonte davanti a noi, si tratti di un noi giovane, fatto di precariato, o di un noi meno giovane, fatto di disillusione. Oggi siamo rassegnati e ci stiamo sempre più abituando a delegare a una comunicazione posticcia quella che sarebbe, o dovrebbe essere la nostra vita. Ci si fidanza e lascia su whatsapp, spesso addirittura senza incontrarsi, si viene licenziati via mail, passiamo il tempo in cui potremmo socializzare con gli altri a condividerlo sui social, finendo quindi per isolarci in pubblico, e si legga tutto questo come una mera fotografia, non certo come un giudizio. Oggi, e questa credo sia la perfetta metafora di Love e della musica dei TheGiornalisti, scriviamo "ahahahaha" come commento a battute che non ci fanno ridere, mentre serissimi siamo soli da qualche parte. Come guardare un film porno senza neanche farsi una sega, sempre che siate appassionati del genere (e delle seghe). Solo superficie, senza niente sotto, neanche vagamente evocato. La perfetta foto di oggi, un tentativo di dissimulare spensieratezza che nasconde rassegnazione, una risata finta lasciata come commento a una battuta che non fa ridere, mentre magari abbiamo la morsa allo stomaco e gli occhi gonfi di lacrime.
Chiaro, oggi non è solo questo, o le svastiche fatte solo per litigare di Calcutta. Oggi, ma stiamo parlando di cazzi lasciati sul muro solo per dimostrare come la cementificazione di alcune città nulla ha di bello, è anche Salmo, che torna con un capolavoro anarchico come 90 minuti. Un brano che, non fosse appunto anarchico, e si sa che gli anarchici sparano ai reali, lo dovrebbe far riconoscere come un re. Un brano che, non fossi poi tutti rassegnati e disillusi, dovremmo utilizzare come inno nazionale, altro che fortune puttane o Dr.House del cazzo. Due frasi su tutte, tanto per non lasciarvi con l'amaro in bocca un secondo prima di scalciare la sedia che vi siete messa sotto i piedi. "Poteri forti/ aprono i conti ma chiudono i porti/ rubano i soldi impossibile opporsi/ la gente sorride coi tagli sui polsi/ Pronto soccorso/ siamo già morti/ lottando in un mare di odio/ affogati dai nostri rimorsi" e poi ancora
"Prego sedetevi comodi/ sta cominciando lo show/ è come volare in economy/ senza le buste del vomito". Rompete quel sottile strato di ghiaccio che vi siete debitamente messi intorno al cuore, se serve drogatevi, ma tornate a vivere, e che cazzo.

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