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Una mattina mi son svegliato:: è arrivato il giorno del Concertone

May 1, 2018

 

Piccola storia triste.

No, mi sta troppo sul cazzo chi su Facebook scrive post che inizino con “Piccola storia triste”. Al pari, forse, solo di chi scrive “Ma anche no”. 

E poi questa non è una piccola storia triste. Semmai è un dramma. Non dico un dramma epocale, forse, ma sicuramente un dramma generazionale. E probabilmente oggi ne avremo le prove provate.

Intanto mi limito a registrare la plasticità di questo dramma, e lo faccio come usa oggi, partendo da una mera questione legata al quotidiano, quindi utilizzando un linguaggio che sia gergale, colloquiale, insomma, non un linguaggio pensato per essere scritto.

Per scendere a Roma, e si noti che ho volutamente usato la parola scendere non tanto per indicare che Roma sta più a sud di Milano, fin qui niente di sconvolgente, quanto che, appunto, sto usando un linguaggio sporco, nel senso di colloquiale, per scendere a Roma, dicevo, ho preso un treno. Tre ore vs Dio solo sa quante in autostrada, non c'era storia. Per prendere il treno, però, sono dovuto andare in stazione centrale, e lungi da me sta qui a descrive la stazione centrale di Milano come qualcosa di simile al quartier generale di The Joker e Harley Queen, a questo ci pensano già abbondantemente i media generalisti, parlando continuamente di microcriminalità, con punte anche di veri e propri crimini seri, omicidi, rapimenti, stupri. Alla stazione centrale non ho assistito a niente di tutto questo, ci mancherebbe altro, ma ho invece sentito almeno tre persone, e per uno come me che, in pubblico, tende a isolarsi, tre persone sono il corrispettivo del 30% di share il sabato sera in tv, qualcosa di gigantesco, ecco, io in stazione centrale ho sentito almeno tre persone parlare del ponte. Il ponte, ovviamente, non era quello sullo stretto di Messina, magicamente scomparso dalla scena politica nel momento in cui ha fatto il suo ingresso la promessa di cosa si sarebbe tolto, più che la promessa di cosa si sarebbe dato, no, il ponte è quello che è partito venerdì scorso e che ha portato una buona fetta dei nostri connazionali a far festa fino a domani, mercoledì 2 maggio, con una elite di privilegiati, non ci è dato sapere quanto ampia, che ha addirittura iniziato il suddetto ponte il 24 aprile, cioè martedì della settimana scorsa, inanellando un filotto di otto giorni di vacanza con solo tre giorni di ferie.

Ho sentito almeno tre persone dire “Dai, allora buona fine di ponte”, oppure, suppongo sia tutta una questione di guardare al bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, “buon ponte”. 

Poco cambia.

Ecco, pensare al Primo Maggio, pensarci anche adesso che sto viaggiando verso Roma, dove assisterò al Concertone del Primo Maggio, come a un giorno che ha permesso un ponte è una faccenda che mi immalinconisce. 

Di più, pensare che ci sia un sacco di gente che, oggi, ignora che il Primo Maggio sia la Festa dei Lavoratori, e presumibilmente anche il motivo per cui, universalmente, si è scelto proprio il primo giorno di maggio per questa festa, invece, mi intristisce proprio. 

Peggio, pensare che anche per qualcuno degli artisti che calcheranno il palco di quello che un tempo era considerato il Concertone dei Sindacati in realtà il Primo Maggio altro non sia che un giorno in cui qualcuno ha organizzato un concerto con un sacco di pubblico, si favoleggia anche mezzo milione di persone assiepate in Piazza San Giovani in Laterano, pure trasmesso in televisione, mi agghiaccia. 

La convinzione che, anche in virtù di quanto scritto prima, ci sia una vasta gamma di spettatori presenti in piazza San Giovanni, davanti al megapalco con su i nomi dei Sindacati che questo Concertone, dal 1990, organizzano, che ignora il perché della presenza di quei nomi lì, a fianco di quelli degli sponsor, e che, anzi, magari immagini che quei nomi siano nomi di brand, di prodotti, non sapendo nulla della Festa dei Lavoratori e neanche dei Sindacati, mi spinge a invocare una fine neanche troppo veloce per l'umanità, qualcosa di lungo e doloroso.

Il problema è che, nei fatti, da tempo i Sindacati hanno fatto la loro uscita di scena nell'immaginario collettivo. Da che, cioè, la politica si è impossessata della poetica dei sindacati stessi, andando di fatto a criticare costantemente l'operato della politica stessa, come se in una sorta di schizofrenia pesantissima fosse possibile a Tizio dire che se siamo nella merda è tutta colpa di Tizio, da che la politica si è impossessata della poetica dei sindacati i sindacati si sono estinti, come Panda in assenza di bambù, figuriamoci se qualcuno si caga ancora la Festa dei Lavoratori, attuale nell'immaginario collettivo quando una festa pagana fata all'ombra di StoneAge.

Analizziamo i nomi del cast. Se da una parte abbiamo applaudito, sulla carta, alla scelta di cambiare aria, niente Terese De Sio, niente Modena City Ramblers, niente, in pratica, di tutto quel substrato musicale che sembrava prosperare proprio intorno al palco del Primo Maggio, di fatto contrapposto a quella genia di artisti che vivono sopra le assi dell'Ariston nella settimana del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Gente dedita a musica che passa, Elio ce lo ha detto bene in musica, dal sound system alla musica balcanica, con ovvie sortite nell'hardcore impegnato come nel folkabbestia. Gente che non avrebbe potuto far di meglio che intonare Bella Ciao, canzone in effetti nata per cantare il lavoro delle mondine, anche se poi assurta a vero simbolo della resistenza partigiana, salvo essere tornata, nel tempo a incrociare il mondo del lavoro, perché in fondo la resistenza era anche quella di chi non voleva piegare la schiena di fronte al lavoro. Ecco, se da una parte di questa gente sul palco del Primo Maggio 2018 non vi è più traccia, e potrebbe anche essere un bene assoluto, perché cambiare ogni tanto è vitale, avete tutti presente la storia del ramo che se non viene potato ogni tanto non è più in grado di dare frutti, dall'altra è pur vero che dando una veloce scorsa agli artisti in cast si fatica a pensare chi, oggi, potrebbe incarnare un vago impegno politico capace di giustificare la scritta dei sindacati lì, alle spalle di chi andrà a suonare. Certo i The Zen Circus, la loro storia parla chiaro. Per certi aspetti anche i Ministri, seppur ultimamente sembrano meno orientati a guardare al noi collettivo, più interessati al noi privato. Anche Maria Antonietta, non fosse altro perché seppur parlando del suo io ha una prospettiva più alta e complessa di chi ruota inesorabilmente intorno alla più o meno profonda fossa del proprio ombelico. Poi poco altro. O forse proprio niente. Perché il nuovo cantautorato sembra mimeticamente con la società attuale aver dichiarato guerra all'idea di politica, col che andando in qualche modo a riscrivere i confini della politica stessa, si ascolti l'ultimo album di Motta per farsi un'idea più che chiara. Perché i nuovi rapper, figuriamoci i trapper, sembrano orientati solo e esclusivamente al privato, all'intimo, si ascoltino le tracce cupissime, e bellissime di Davide, l'ultimo lavoro di un Gemitaiz. Nessuna bandiera di Che Guevara all'orizzonte, verrebbe da ipotizzare, o forse, per una mera faccenda di coerenza, da auspicare. Ma la musica è capace di fare quel piccolo miracolo di veicolare messaggi anche non espressi, semplicemente attraverso le suggestioni, le evocazioni. E il Concertone del Primo Maggio, seppur con Sfera Ebbasta e Francesca Michielin sul palco è e rimane la festa in musica dei lavoratori.

Chiudo, quindi, mentre ormai il treno si prepara a riposare dentro l'imbuto di Roma Termini, citando un Primo Maggio di nove anni fa. Ai tempi avevo ripreso a scrivere per giornali, per le pagine marchigiane del Messaggero, nello specifico. Essendo in vista delle elezioni del nuovo sindaco di Ancona, che poi sarebbe stato Fiorello Gramillano, in forza al Centro Sinistra, decisi di dare incarnato al mio ruolo di intellettuale, dichiarando il mio appoggio pubblico nei suoi confronti. Essendo, per ragioni che mi sfuggono, le pagine pubbliche del quotidiano locale orientate per appoggiare un altro candidato, nello specifico l'ex sindaco Galeazzi, venni allontanato dal giornale, con la scusa che ci sarebbe stato un conflitto di interessi sotto elezioni. Ipotesi alquanto bizzarra, visto che mi occupavo non di cronaca cittadina o di politica, ma di cultura. Nei fatti persi un lavoro. Della cosa vennero informati i fratelli Severini, al secolo la Gang, band della vicina Filottrano, da sempre attenta al sociale e sicuramente assai connotata politicamente. Marino, il cantante, mi dedicò un brano dal palco del Primo Maggio se non ricordo male di Modena, perché chi perde il lavoro per le proprie idee è in tutti i casi da difendere.

Non ho ripreso a scrivere per le pagine marchigiane del Messaggero, ovvio, ma quantomeno mi sono sentito meno solo.

Ecco, oggi mi trovo qui, a Roma, per il Concertone del Primo Maggio, e mi trovo a farlo per il mio sito, Il Tasso del Miele, prossimamente in formato magazine online, perché nel corso degli ultimi mesi prima il Fatto Quotidiano, poi Rolling Stone ha deciso di fare a meno di me per le mie idee. Nello specifico non per le mie idee politiche, perché apparentemente mi occupo d'altro, ma per il semplice fatto di aver deciso di raccontare la musica e il sistema musicale senza filtri. Da una parte la telefonata di un politico, qui quella di un discografico o di un artista. Poco cambia, sempre di lavoro perso si tratta. O meglio, oggi come allora cambia che, fortunatamente, è possibile svolgere il mio lavoro anche in assenza di un giornale, basta solo sapersi organizzare, e magari avere l'aiuto di chi nel tuo lavoro crede. 

Oggi non ci sono i fratelli Severini sul palco del Concertone, ma presto ci sarà una vera chiamata alle armi, pacifica, intorno al tema della libertà di espressione. Farlo nel mese di maggio, che inizia proprio con la Festa dei Lavoratori mi sembra la cosa più naturale.

Ma ogni cosa a suo tempo. Intanto godiamoci la Festa in musica dei Lavoratori, di rivoluzioni più o meno pacifiche parleremo nei prossimi giorni. Anche se nessuno la intonerà sul palco sappiate che lì nel backstage a cantare O bella ciao ci sarò io con la mia piccola chitarra. Se ci presterete bene attenzione, magari, potrebbe anche capitarvi di sentirmi.

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