Post in evidenza

Una tartaruga Punk al Concertone del Primo Maggio: prove tecniche di mimetizzazione

 

Giorni fa mi è capitato di incappare in una rara tartaruga che vive nel fiume Mary del Queensland, in Australia. Una tartaruga con una buffa cresta verde, come fosse un vecchio punk di King's Road, dalle parti di Chelsea. 

Il nome scientifico del simpatico animaletto, in triste via di estinzione, è Elusor Macrurus. Un nome che già ci dice molto, e che, in qualche modo, ci spiega il perché di questo suo essere strana estetica. La tartaruga elude, si nasconde, si mimetizza, e quella cresta verde altro non è che un po' di erbe e alghe del fiume con le quali la tartaruga cerca di sfuggire ai grandi predatori che quel fiume abitano.

Una caratteristica non visibile dalle foto in cui sono incappato, ma che ho poi letto, per quel mio essere una sorta di Alberto Angela della critica musicale, se sapete come affogano i cavalli è grazie a me, non dimenticatevelo mai, è che la tartaruga in questione, detta appunto la Tartaruga Punk o la Tartaruga Green, vive praticamente tutta la sua vita in acqua, a eccezione delle femmine che vanno a terra solo per deporre le uova, e può stare sott'acqua per un tempo molto lungo, qualcosa come tre ore di fila. In questo lungo lasso di tempo la Elusor Macrurus respira attraverso la cloaca, ovvero sia l'orifizio sotto la coda attraverso il quale si riproduce e defeca. Ora, lasciando momentaneamente da parte il mio essere un divulgatore scientifico, sapere che la tartaruga punk viva sott'acqua grazie a questa caratteristica che respira dal buco del culo mi sembra qualcosa di davvero mitico.

 

 

 

Proprio in virtù del fatto che il cavallo, invece, dal culo prende acqua, andando a annegare senza neanche accorgersene, chiedere a Biagio Antonacci per ulteriori dettagli.

Ora, fatto salvo che la tartaruga in questione corre il rischio di estinguersi, come del resto succede sempre ai migliori, i primi che se ne vanno, caratteristica che me la fa sentire particolarmente vicina in questo periodo, era scritto nelle stelle che io mi ritrovassi a scrivere di lei, della Elusor Macrucus, e che lo facessi in concomitanza col mio spostarmi verso Roma, in occasione del Concertone del Primo Maggio.

Guardiamo ai fatti con un minimo di obiettività.

L'anno scorso, nel parlare del Concertone dei sindacati, ho usato la katana come neanche Uma Thurman nelle scene più cruente di Kill Bill 2. Nessuna intenzione di fare prigionieri, e di prigionieri, in effetti, non ne ho fatti. Non mi piaceva il cast, e credo che chi abbia avuto modo di leggerlo se ne sarà accorto, perché ancora troppo ancorato al passato e poco a fuoco per quel che riguardava l'oggi, e soprattutto mi aveva letteralmente fatto ribrezzo la parte tecnica. Con la pacatezza che tutti gli addetti ai lavori mi riconoscono ne avevo parlato, sganciando il corrispettivo di una bomba ai neutroni su Piazza San Giovanni.

 

 

 

Quest'anno, a piazza San Giovanni, ci sarò anche io, invitato dall'organizzatore, Massimo Bonelli, come osservatore speciale. O meglio, come osservatore chiamato proprio per il mio non avere padri e padroni, libero di poter dire quel che voglio, come in effetti ho sempre fatto. Il cast, che Bonelli mi ha raccontato a suo tempo, mentre ancora era in via di definizione, mi è sembrato più interessante, perché molto orientato sull'oggi, con tutti quegli indie e quei rapper. E con l'assenza totale di quelli che Elio e le Storie Tese hanno raccontato nella loro canzone dedicata al Concertone. Chiaro, dopo che ho allestito una azzardato paragone tra Gianna Nannini e il rock con il sesso e la scena del prolasso anale di Malena con Rocco Siffredi, “Fai piano Roccooooo”, non è che mi aspetti moltissimo dall'headliner del concerto, e non tanto di più mi aspetto da Sfera Ebbasta, ma sicuramente sono molto curioso di vedere come questi nuovi nomi, spesso per me non accompagnati da una faccia, ma piuttosto dalla schermata di Spotify che ospita le loro canzoni, si muovono davanti a un pubblico così ampio, e di conseguenza davanti alle telecamere. Insomma, sono curioso. Ma sono qui, in quella che mi appare come una terra vagamente ostile. Perché ho fatto del non esserci la mia caratteristica primaria, quasi sempre assente ai grandi eventi, dalle conferenze stampe ai megaconcerti, quasi sempre assente nei luoghi dove invece proliferano, loro mai in via di estinzione, i miei colleghi, alcuni dei quali hanno i nomi stampati su cartoncini posti di fianco al mio, nell'area stampa del Concertone stesso.

 

 

 

Ecco, sapere di essere in un luogo frequentato da colleghi è per me il corrispettivo di quello che per la Elusor Macrucus deve essere muoversi tra caimani e coccodrilli, qualcosa che ti induce a porti una cresta fatta di alghe e erbe marine sulla testa per fingerti parte del fondale. Non diverso, appunto, il sapere che tra i partecipanti al Concertone ci siano artisti, dalla stessa Nannini alle Vibrazioni, cui ho dedicato parole non proprio serenissime. Perché è vero che nel boschetto della nostra fantasia esiste la libertà di opinione, ma è pur vero che nel giro di poco più di quattro mesi mi sono trovato a andarmene in maniera non esattamente serena prima dal Fatto Quotidiano e poi da Rolling Stone proprio perché quel concetto ha il suo habitata naturale solo nel boschetto della nostra fantasia, non nella realtà.

In realtà, lo so, esattamente come la Tartaruga Punk, la più volte citata Elusor Macrucus, a fronte di tanti predatori che vogliono il mio sangue, freddo, ci sono tanti che mi guardano con simpatia, penso agli amici di Rai Radio 2, da Andrea Delogu a Ema Stokholma, passando per Carolina Di Domenico e Greta Melissa Marchetto, come i presentatori Ambra, amica fraterna, e Lodo de Lo Stato Sociale, penso a quella parte del cast con cui sono già entrato in contatto, penso, soprattutto, agli organizzatori, che nonostante io abbia paragonato la scorsa edizione alla sagra del bombarello di Sirolo, o forse proprio per quello, mi hanno invitato a venire qui, e non certo, spero, per tendermi un agguato, quanto per dimostrarmi nel campo che mi sto sbagliando, si augurano. 

 

 

 

Io, per parte mia, la vivo un po' come fossi lì, nel fiume Mary, nel Queensland, in Australia. Ho la mia bella cresta punk, nello specifico un pass che mi fa circolare inosservato in tutte le aree del Concertone a eccezione del palco, il nome scritto su un cartoncino che dimostra che la mia presenza in Sala Stampa, dove già so non starò che per pochi secondi, come in genere succede durante la settimana del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, non è poi così strana, gente che conosco da anni, e che mi farà piacere rivedere, magari dopo mesi, nonostante io, proprio come la Elusor Macrucus sia a ragione considerato schivo e particolarmente aggressivo. Ascolterò tutto quel che posso ascoltare, prenderò appunti, farò commenti sui social e, immagino, in radio, scriverò quel che devo scrivere, magari bullizzando anche stavolta chi riterrò di dover bullizzare (attenzione, hater, sto mettendo in pratica l'arte del paradosso, non venite a cagarmi il cazzo). A fine serata, probabilmente già a tarda notte, mentre ancora ci sarà Fatboy Slim a far ballare la piazza, tirerò le conclusioni, dopo aver deposto la mia parrucca verde da punk sul comodino. 

Come vada vada sarà un pomeriggio e una serata di festa in musica, io, alla peggio, mi limiterò a trattenere il fiato aspettando che arrivi notte, male che vada posso sempre respirare dal culo, come una tartaruga australiana.

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Arriva Sanremo e con Sanremo Attico Monina

January 18, 2020

1/10
Please reload

Post recenti
Please reload

Archivio
Please reload

Cerca per tag