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Brunori a Teatro, l'incontro di due geni, anzi tre

April 26, 2018

 

Prima o poi doveva accadere. È accaduto.

Si dice che solo gli stupidi non cambiano mai idea. Figuriamoci, quindi, due formidabili geni come noi.

Questi i fatti. Io e Dario Brunori, in arte Brunori SaS, abbiamo incrociato i piselli anni fa sui social. Io avevo espresso con il mio solito aplomb dei dubbi sulla sua candidatura alla Targa Tenco come Migliore Album, e più che altro avevo messo in dubbio la sincerità della sua opera. Lui mi aveva risposto stigmatizzando le mie parole. A quel punto era intervenuto a mediare un amico comune, Stefano Cuzzocrea, collega, mio, conterraneo, suo. Amico di entrambi. Diceva, in sostanza, che non capiva come noi due non ci si prendesse bene. Mi sono fidato delle sue parole, e ho deposto qualche pregiudizio che, è evidente, albergava in me.

Io e Dario ci siamo scritti. Ci siamo anche capiti. Ci siamo detti, vediamoci presto. Non ci siamo mai visti.

 

 

Poi è uscito A casa tutto bene, suo ultimo album, che in qualche modo, lungi da me prendermi meriti che non ho (ne ho talmente tanti che posso anche rinunciare a questo), incarnava il mio pensiero. Nel senso, è bene essere chiari, un album che affrontava esattamente quei punti che gli imputavo di non affrontare, in buona compagnia con buona parte dei suoi colleghi: il mondo fuori dal suo ombelico. Un grande album, il suo, cosa che ho scritto con la tipica onestà intellettuale che mi contraddistingue, seconda sola al mio essere un cazzo di grandissimo scrittore, oltre che un fine critico musicale.

Poi nei mesi più volte siamo stati lì lì per incontrarci. Per un concerto, una presentazione, qualcosa. Ma niente. Il destino ci ha remato contro, forse perché per il destino, come non capirlo, due geni nella stessa stanza, o anche solo nello stesso isolato, sono un po' troppi.

 

 

Ieri, però, Brunori Sas, al secolo Dario Brunori, era a Milano, per portare al Teatro degli Arcimboldi la seconda data milanese del suo spettacolo sulle incertezze. E così è successo, ci siamo incontrati. Due geni a distanza di pochi centimetri, nel momento in cui ci siamo abbracciati, di neanche un centimetro, seppur le pance, altra caratteristica che accomuna noi, oltre il genio, lui poeta, io narratore, entrambi indiscussi sex symbol, ci impedissero una totale adesione l'uno all'altro.

Tutto questo per dire cosa? Che Brunori SaS a teatro è uno spettacolo assolutamente da vedere e rivedere, ma, mettiamo momentaneamente da parte la faccenda del sex symbol, da sentire e sentire. Perché Brunori, il cui stile cantautorale è votato per sua stessa ammissione a una certa aulica tristezza, io, narratore, direi più malinconia, quando decide di mettere le proprie insicurezze, e per traslato le insicurezze dell'uomo contemporaneo, quello che lui, citando Bauman, definisce liquido, e che il suo allenatore di calcio, dice, identificava con la besciamella, non fa prigionieri. Alternare una affabulazione in apparenza cinica e disillusa, sempre molto ma molto divertente, con lo sguardo empatico delle sue canzoni, dove il cinismo, sempre apparente, c'è, ma stemperato dalle note, è un'operazione sulla carta complessissima, ma che Brunori porta a casa con una naturalezza che sorprende. O meglio, per citarlo, sorprenderebbe non gli riuscisse sempre tutto così bene, e solo io, che vivo da quarantanove anni nella medesima condizione, so capirlo fino in fondo.

 

 

Ridere delle proprie paure, delle proprie incertezze, delle proprie debolezze, e lasciarsi andare ai sentimenti tra una risata e l'altra, assaporare la musica orchestrata da una band che, con lui ad alternarsi tra chitarra e pianoforte, arriva a sette elementi, insomma, cadere con le scarpe e tutto nella trama che Brunori ha ordito generosamente per noi, o meglio per voi, essendo io suo pari già tutto sapevo.

Comunque, cazzate a parte, la dimensione dell'affabulatore, di quello che racconta e nel raccontare cambia registro, passando dal cantautore alto all'intrattenitore comico, stemperando, uomo del sud, i sentimenti con il sarcasmo, ci si abbraccia, certo, ma non troppo se no sembriamo ricchioni, per intendersi, tutto quello che succede sul palco, e succede tanto perché sul palco Brunori ci sta più di due ore e mezzo, un po' con la band, un po' da solo, un po' cantando, ma anche parlando. La dimensione dell'affabulatore, quindi, è quella che più gli è congeniale, perché la versione del Brunori parlante, sia messo agli atti, non è minore del Brunori cantante. Geniale il primo quanto geniale il secondo. Due geni al prezzo di uno. Prova ne è anche Brunori Sa, lo spettacolo di tarda notte di Rai3, o mattina presto, a seconda delle prospettive e delle abitudini, dove il nostro affabula, incontra, si mescola, sviscera, riuscendo appieno laddove ha clamorosamente fallito Manuel Agnelli nel suo Ossigeno, bel programma sulla carta, ma inceppato da una totale mancanza di empatia del cantante degli Afterhours, del tutto incapace di entrare in contatto con gli altri umani, ma non abbastanza alieno da potersi fare distante, come Madonna, la cantante, non la madre di Cristo.

 

 

Insomma, starei qui per ore a raccontarvi di come dietro l'apparente sicumera di chi si definisce a più riprese sommo poeta, genio e alto cantautore, Brunori sul palco, appunto, ci sia invece una sorta di resa pubblica, di ammissione della propria imperfezione, e in questa ammissione un gesto generoso di fare della propria lingua quella di chi lo ascolta, come in effetti i poeti dovrebbero fare, i cantautore idem.

Bravo Brunori. E bravo anche al mai abbastanza compianto Stefano Cuzzocrea, che ha istillato il dubbio (il momento in cui Brunori parla del dubbio nello spettacolo, in realtà, manda a puttane questa frase, ma sono a fine articolo e sono stanco, e poi vi ho già regalato anche troppo, per oggi, non cagate il cazzo). Bravo anche a Dario Della Rossa, non solo per quanto fa coi tasti bianchi e neri sul palco, ma per il suo certosino lavoro di mediazione nel nostro riavvicinarci e infine incontrarci.

Andatevelo a vedere, se capita dalle vostre parti. E gioitene. Solo gli stupidi non cambiano mai idea. Ma se siete stupidi non disperate, magari piace anche a voi.

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