Post in evidenza

Gabriella Martinelli, Francescoli e il cervello col buco

April 3, 2018

 

Viviamo circondati dal brutto. Per questo dedicarsi alla ricerca della bellezza è non tanto una missione, quanto il solo modo di praticare una forma valida di resistenza. Una forma efficace di resistenza.

Cerco la bellezza. E la cerco in quello che mi appassiona. Nello specifico, a parte i rapporti interpersonali, applico le mie energie in alcuni campi a me più congeniali, per una questione culturale, immagino, ma anche sociale, e forse antropologica. Cerco la bellezza nelle parole, che è poi anche il modo che ho scelto per vivere. Cerco la bellezza nella musica, che è il campo di azione nel quale mi sto muovendo negli ultimi anni. Cerco la bellezza nel calcio, consapevole quanto sia sempre più difficile, giorno dopo giorno. Nello specifico, chi mi legge suppongo non si stupirà per quanto sto per dire, in ambito musicale cerco la bellezza prevalentemente nel cantatuorato femminile, per tutta quella serie di ragioni che ho spiegato più volte e che mi sembra davvero superfluo dover star qui a ripetere.

 

 

Bene, oggi voglio tornare a parlarvi, circa un anno e mezzo dopo la prima volta che l'ho fatto, di una cantautrice che incarna in maniera perfetta la mia idea di bellezza in musica: Gabriella Martinelli. Lo faccio in occasione del lancio del suo singolo, La pancia è un cervello col buco, che anticipa l'album omonimo in uscita il 20 aprile.

Siccome per potervi raccontare dell'incontro con questa bellezza in musica, e nello specifico nella musica al femminile, userò le parole, non mi rimane altro da fare che andare a cercare qualche suggestione e immagine raccolta nel mondo del calcio, così da aver messo nello stesso scritto tutte le mie passioni.

Il calcio, del resto, non sono certo io il primo a dirlo, è una tavolozza dalla quale si possono attingere colori e sfumature valide per raccontare la vita, ovvio che lo si possa usare per raccontare la bellezza, che della vita è materia prima fondamentale.

Il calcio, quindi.

E La pancia è un cervello col buco.

 

 

Se devo pensare a che tipo di calcio mi richiama alla mente una canzone come La pancia è un cervello col buco, e anche il resto dell'album che da questa canzone prende il nome, non posso che guardare al passato. Per una ragione semplice, Gabriella Martinelli è una cantautrice che racconta storie di donne, e per farlo sceglie di scrivere canzoni complesse, da un punto di vista compositivo e narrativo. Ascoltatelo, il singolo, e lasciatevi trascinare dentro una struttura desueta, con cambi di tempo anche perentori, un andamento apparentemente disomogeneo che però dona vita a Erica, la protagonista di questa canzone che parla di amore e di cibo, e inevitabilmente di cervello e di anima, evocando il dramma della anoressia. Un ritratto musicale d'autore, intendendo con questo termine qualcosa di importante, da numero dieci. Ecco, se dovessi pensare a un calciatore che possa evocare questa canzone sarei costretto a prendere al vaglio i numeri dieci, i fantasisti. Non volendo mettere la Martinelli nella antipatica posizione di dover fare i conti con le divinità, lasciando quindi da parte i numeri da funambolo di un Maradona o di un Pelè, ecco che non posso non citare il Principe, intendendo ovviamente Francescoli. Andamento lento, quindi, sincopato, capace di invenzioni geniali, spettacolari, pragmatico e poetico allo stesso tempo. Ecco, Francescoli rende l'idea, per chi lo ha visto giocare. Un calcio lento, il suo, o quantomeno non iperfisico come quello di oggi, più vicino a una partita di Xbox di quanto non sarebbe stato immaginare un tempo. Un poeta, Francescoli, in un mondo duro, come quello della nazionale dell'Uruguay. Gente che se c'era da mettere una gamba tesa non si è mai fatto problema, esattamente come i dirimpettai argentini.

 

 

E a proposito di Argentina, un altro giocatore che potrebbe richiamare alla memoria Gabriella Martinelli è Ardiles, centrocampista dell'epoca a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta. Uno capace, come fose solo certi brasiliani o certi olandesi, di dare una tale confidenza al pallone da far passare per naturale e sempice qualcosa di davvero impossibile. Se avete visto il film Fuga per la vittoria, nel quale si poteva vedere anche Pelè, tutti ricorderete perfettamente l'azione di gioco, ricordiamo si tratta di una partita tra nazisti e deportati in un campo di concentramento, in cui Ardiles alza la palla facendo leva tra tacco e polpaccio, facendosi poi quello che tecnicamente viene chiamato un sombrero, cioè facendo una palombella con la palla che dalle spalle passa sopra la testa, finendo poi davanti. Un numero di circense, fatto in corsa, come niente fosse. Ecco, sentite la malinconica e struggente Esseri sottili, in cui si narra della borderline Eliana, o sentite Casimira, in cui si parla sempre di amore e di cibo, e comunque di corpi, e vi si materializzerà davanti agli occhi lei, Gabriella Martinelli, i capelli ricci e rossi, che si fa passare la palla tra le gambe, fa leva tra tacco e polpaccio e ci regala un sorprendente sombrero al contrario. Lo stadio tutto in piedi a battere le mani.

Questo è La pancia è un cervello col buco. Una partita di calcio di quando  i calciatori non erano superatleti, ma gente che correva e sudava, di quando poi c'era chi neanche correva, che bastava far girare la palla. Un gioco poetico, altro calciatore che si dovrebbe tirare in ballo è il Socrates chiamato non a caso il Tacco di Dio, filosofo e dottore al servizio dello sport più bello del mondo. O Jorge Valdano, romanziere e centravanti argentino dotato di fisico, perché il fisico è al centro di tutte le canzoni, sensuale e carnale, da immaginare e da toccare, e al tempo stesso mentale, colto e popolare.

 

 

La prima volta che ho sentito Gabriella Martinelli, a dicembre 2016 presso l'Officina Pasolini di Tosca, a Roma, ne rimasi profondamente colpito, perché mi fermò dopo una lezione aperta, lei con un maglione e un turbante blu elettrico, tendente al turchese, e mi fece ascoltare proprio la canzone che regala il titolo al suo secondo album, accompagnata da un ukubasso senza amplificazione. Una esibizione spiazzante, anche per il suo non avere il supporto dell'accompagnamento musicale. Da allora ho avuto il piacere di sentire le diverse versioni di queste canzoni, in buona parte rimaste molto simili agli originali, essenziali come si possono permettere solo le canzoni dotate di personalità già in partenza, forti di una scrittura e di una composizione matura.

Non so, non posso sapere, se le suggestioni calcistiche che vi ho regalato possano aver reso per voi quel che rappresentano nella mia testa, ma se avete amato quei nomi non resterete delusi da queste canzoni, come non ne resterete delusi anche se non sapreste riconoscere Francescoli da Milito, o Francescoli da Beckham, chi sa ha capito.

Ascoltate questo singolo. Ascoltate questo album. Andate a vedere Gabriella Martinelli dal vivo. Vedrete Adriles giocare di tacco, Francescoli massaggiare la palla col collo del piede. Un vero spettacolo.

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Arriva Sanremo e con Sanremo Attico Monina

January 18, 2020

1/10
Please reload

Post recenti
Please reload

Archivio
Please reload

Cerca per tag