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Di Scimmie Spaziali, fighe e canzoni

December 30, 2017

 

Una ventina di anni fa ero un neanche troppo giovane scrittore che, appena arrivato a Milano, cominciava a dar vita a quella contemporanea forma di artisticità rinascimentale che porta i contemporanei a doversi testate in diversi ambiti della cultura e dell'arte, cominciando a affiancare alla scrittura la critica musicale e la traduzione dall'americano. Proprio una ventina di anni fa, mese più o mese meno, devo aver incontrato per la prima volta sulla mia strada Chuck Palahniuk. In Mondadori, casa editrice per la quale lavoravo, era stato preso per la neonata collana Strade Blu, collana per la quale avrei pubblicato il mio terzo libro e secondo romanzo, aironfric, Survivor, romanzo che di li a qualche tempo avrei tradotto. Erano tempi di grandi fermenti, quelli, in redazione giravano testi fondamentali come quelli di William Vollmann, di David Foster Wallace. Alcuni poi sarebbero finiti nella collana, altri altrove, ma erano comunque bei tempi, febbrili. Oggi febbrile sono io, recluso da una settimana in casa con l'influenza, e forse proprio per questo mi viene da pensare a quel primo incontro con Palahniuk, e al consueto innamoramento per quella penna e quella testa così poco dentro gli schemi. Cascato coi piedi e tutto nell'immaginario di Survivor, vero gioiello, mi ritrovai a leggere tutto quel che trovavo dell'autore di Portland, a partire da un romanzo che, in maniera piuttosto spartana, era arrivato già in Italia. Parlo di Fight Club, romanzo uscito la piccola casa editrice della Marlboro e che di li a qualche tempo sarebbe diventato un cult grazie al film di David Fincher con Brqdd Pitt e un gigantesco Ed Norton. Prima regola del Fight club, avete presente. Chi in quegli anni abbia avuto occasione di scambiare mail con me avrà notato, immagino che il mio indirizzo, il medesimo di oggi, era registrato a nome Tyler Durden, anche li, mica per caso.
Veniamo a oggi. 
Ho la febbre. Ho avuto anche il virus intestinale e passare una notte abbracciato al water, seppur non faccia di te un Johnny Rotten 2.0, ti regala una prospettiva diversa sul mondo, non ci sono cazzi.
Ho la febbre e guardo con la lucidità di chi ha la febbre al mondo della musica. 
E ripenso a Palahniuk. A Fight Club. E all'idea delle Scimmie Spaziali.
Ecco, credo sia arrivato il momento di organizzare le Scimmie Spaziali anche in ambito musicale. Ca va sans dire, le chiamerei i Tassi del Miele, e non certo e non solo per una questione di marketing. 
Ricorderete, immagino, cosa siano le Scimmie Spaziali, quel l'esercito di persone normali aggregate intorno a se da Tyler Durden per dar vita (o morte, fate voi) al Progetto Caos. Se non lo ricordate cazzi vostri, lasciate questo articolo a questo punto, andate a leggervi il libro o vedervi il film e poi tornate, non è che posso dirvi anche i fondamentali. Comunque, e qui probabilmente la febbre ha un peso mica da ridere nel mio ragionamento, guardando a quel che è stato questo 2017, e volendo guardando anche a quelli che sono stati gli ultimi anni, mi sembra un po' come se, inconsapevolmente, stessi lavorando a mettere in piedi le Scimmie Spaziali, dando il via al Progetto Caos. Inconsapevolmente, quindi nei panni di Ed Norton, più che in quelli di Brad Pitt, ma poco cambia. Minare il sistema parendo da dentro il sistema. Avvelenarlo sapendo di farlo. Colpire i punti deboli, facendo leva su debolezze e ansie. Giocare sui narcismi. Caos, appunto. Infilare fotogrammi delle foto del cazzo nei film della Dinsey, finendo per farli passare per normali. Ora tocca passare alla fase successiva, quella in cui sono le Scimmie Spaziali a fare il loro lavoro. Bombe con il grasso delle liposuzioni. 
Sì, decisamente la febbre fa brutti scherzi. Ma l'idea di tanti appassionati di musica che comincino una guerriglia dal di dentro ha un suo fascino. Niente di violento, questo è un sogno letterario, non un manifesto politico, ma sicuramente di incisivo. 
Per dire, guardando al futuro prossimo, se dovessi pensare a come colpire questo Sanremo così pesantemente anti femminile mi piacerebbe un flash mob a base di tette e culi, se non sul palco dell'Ariston almeno sui palchi dei social, foto di tette e culi ovunque, che almeno  quelle richiamano l'attenzione, anche più di una canzone. Io personalmente mi aggirerò per l'Ariston con il mio trench nero da Corvo con sotto sacche da flebo ripiene di merda, pronto a immolarmi per la causa. 
Per dire, eh. 
Questa è una febbricitante chiamate alle armi, Scimmie Spaziali, Tassi del Miele. Il Progetto Caos entra nel vivo. 
Pensatemi in boxer e tranch, mano nella mano con mia moglie Marina, mentre insieme guardiamo lo skyline della metropoli cadere a pezzi, Where is my Mind dei Pixies in sottofondo. 
"Fidati, andrà tutto bene... Mi hai conosciuto in un momento molto strano della mia vita"

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