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Fabri Fibra e Tiziano Ferro insieme: cosa non si fa...

December 17, 2017

 

PROLOGO
Quando ero giovane, negli anni Novanta, vivevo in Ancona, città nella quale sono anche nato. Era il periodo del grunge, quindi chi in città suonava, tendeva a emulare quelle sonorità, spesso anche quel caratteristico look fatto di cappelli di lana, camice di flanella a quadretti, felpe con sopra una t-shirt. Un gruppo di miei amici, i Bali's Kitchen, hanno per un po' di tempo provato a farsi largo in un circuito per altro piuttosto intasato di nomi proponendo canzoni che, nella loro testa, sarebbe potuto tranquillamente finire nella tracklist del prossimo album dei Pearl Jam o dei Soundgarden. A loro vantaggio, va detto, la presenza in line-up del mio amico Roberto, praticamente il sosia di Chris Cornell, indicato dalle ragazze anconetano come il più bello in città. 
Nonostante i tanti tentativi, le gig fatte nei centri sociali e nei pochi locali dove si suonava dal vivo in zona, nonostante i demo fatti su audiocassette da far circolare tra gli amici, niente, i Bali's Kitchen non riuscivano proprio a imporsi, neanche nella più ristretta scena cittadina. Outsider tra gli outsider. La svolta, almeno momentanea, avvenne con una canzone che con tutto il resto della loro produzione non c'entrava nulla, né per sonorità, decisamente più pop-rock sguaiati anni Ottanta, e soprattutto per le tematiche trattate nel testo, stranamente in italiano. Se fino a quel momento le liriche vergate dai Bali's Kitchen ruotavano immancabilmente intorno a un esistenzialismo al limite del depresso, con qualche piccola apertura verso il sociale che non usciva dall'imbuto del “moriremo tutti, e male”, stavolta l'essenzialità del messaggio era perfettamente fotografato già nel titolo, poche parole molto ma molto chiare. La canzone che per qualche tempo ha donato una certa fama ai Bali's Kitchen si intitola “Cosa non si fa per la figa”, brano che intendeva raccontare, è facile intuirlo, come l'uomo sia per sua natura propenso a sottoporsi a ogni tipo di prova, anche umiliante e contronatura, pur di raggiungere l'obiettivo prefissato, la figa, appunto. Ancora oggi, a distanza di oltre venticinque anni, in città se la ricordano, giustamente.

SVOLGIMENTO
Abbandoniamo gli anni novanta, i Bali's Kitchen e la figa.
Passiamo all'oggi. Stasera Fabio Fazio officerà, infatti, col suo solito modo frizzante l'incontro tra due artisti che, sulla carta, difficilmente avremmo potuto immaginare l'uno a fianco all'altro anche solo qualche settimana fa. Diciamo prima dell'uscita della prima canzone d'amore di uno dei due, uscita per altro dopo che l'artista in questione ha deciso di prestare la propria immagine a un discutibile spot che, questo si è detto in giro, ha notevolmente minato la sua credibilità, forse anche più di Pamplona. Sì, perché uno dei due artisti in questione è Fabri Fibra, al secolo Fabrizio Tarducci da Senigallia. Essendo anche lui delle mie parti, per altro, probabile che si ricordi di Cosa non si fa per la figa. Anzi, capace che, non avesse deciso per questa svolta mainstream, prima o poi avrebbe usato un campione di quella hit indie per una sua canzone. Del resto, non dimentichiamolo, lui è anche stato quello di Mr. Simpatia, album bel quale si parlava con una certa abilità di mongoloidi, di ragazze da scopare mentre dormono ubriache, possibilmente con le mestruazioni, così da poter venire loro dentro senza correre il rischio di metterle incinta. Rispetto a quei testi Cosa non si fa per la figa risulta quasi edulcorata, come una Stavo pensando a te ante litteram.
L'altro artista, e qui si apre il corto circuito che solo il placido Fazio potrà conciliare,è Tiziano Ferro, lì dentro la televisione proprio per proporre una versione inedita di Stavo pensando a te. Sul motivo di questo incontro non aleggiano dubbi, i rispettivi repackeging dei rispettivi album non stanno facendo sfaceli, e un po' di pubblicità in prima serata su Rai 1 non potrà certo guastare, in vista del Santo Natale. Il singolo del brano, guarda il caso, sarà in vendita nei canali digitali in concomitanza con l'evento televisivo. Amen.
Uno a questo punto si chiederà, ma cosa c'entrano i Bali's Kitchen e Cosa non si fa per la figa con Fabri Fibra e Tiziano Ferro, il tutto senza necessità di lasciarsi andare a beceri doppi sensi (non siamo dentro un testo di Fabri Fibra periodo Mr.Simpatia, qui). 
Ci arrivo.
Fabri Fibra è un artista che nel corso si una ventina d'anni è riuscito a imporsi, anche su un mercato mainstream, facendo un po' il cazzo che gli pare. Quel piglio anarcoide, tipicamente marchigiano, misto a una misantropia piuttosto accelerata, lo ha portato a cristallizzare una poetica spigolosa e ostile, al limite dell'osceno (e lo si legga sia da un punto di vista morale che da un punto di vista artistico, dove l'oscenità non è certo perseguibile, anzi, andrebbe premiata). Forte di un consenso enorme, con una serie piuttosto lunga di album portati direttamente al primo posto, consuetudine iniziata oltre un decennio fa con Tradimento, Fibra ha optato nel caso del suo penultimo album per una promozione inesistente. Nessuna intervista. Niente dichiarazioni. Un cazzo. Fuori l'album, senza neanche un minuto di preavviso, e fanculo a tutti quanti. Tutto molto figo. Pura iconoclastia.
Poi però succede qualcosa, qualcosa che non conosciamo, e fatichiamo anche a immaginare. Così, nel giro di pochi mesi, eccolo prima tirare fuori un bell'album come Fenomeno tutto in chiave anti-familiare, con attacchi anche piuttosto gratuiti alla madre più i soliti attacchi al fratello. Fatto, questo, che prima o poi mi deciderò a raccontare svelando alcuni dettagli interessanti. Poi la pubblicità della Wind, al fianco di Panariello, lui, quello di Mr. Simpatia, a fare il cazzone giocando sul nome Fibra e la fibra. Non basta, nel mezzo Pamplona coi TheGiornalisti, canzone che doveva essere il tormentone dell'estate e che invece ha finito per essere il trampolino di lancio per Riccione di TheGiornalisti, una delle più immani cagate sentite negli ultimi anni a firma del solito Tommaso Paradiso. Quando uno pensa che ormai le abbiamo viste tutte ecco che esce Stavo pensando a te, l'I Need Love di Fibra, canzone che però non ha la levatura delle canzoni decisamente di altro genere tirate fuori in tutti questi anni, e ora questo. Un duetto con Tiziano Ferro.
Uno a questo punto si chiederà, ma perché, Fabri Fibra non può duettare con Tiziano Ferro? E Tiziano Ferro non può duettare con Fabri Fibra?
Certo che possono. 
Se in un impeto di autolesionismo sintonizzerete i vostri televisori su Rai 1 li vedrete alla corte di Fabio Fazio, tra un Marzullo e un Fabio Valo, passando per De Luigi e Orietta Berti. 
Tutto è lecito, ci mancherebbe altro. Anche essere incoerenti.
E qui torniamo ai Bali's Kitchen e alla loro Cosa non si fa per la figa. Fugando, ce ne fosse bisogno, il dubbio che sia la figa ad aver mosso questo inedito connubio, questo duetto, sembra infatti evidente che Fabri Fibra e lo stesso Tiziano Ferro abbiano deciso di mettere da parte i loro rispettivi ideali pur di portare a casa la pagnotta, la figa di chi si muove nello show business. 
Se infatti non è un segreto per nessuno, anche perché ce lo ha ripetuto in tutte le salse, forse anche un filino più del necessario, che Tiziano Ferro sia omosessuale, è altrettanto evidente che, per motivi che magari possono rientrare più in cliché del genere praticato che per vere e proprio intimo sentire, Fabri Fibra abbia avuto in passato qualche problema con gli omosessuali. Se da anconetano ho sempre sorriso al fatto che, a differenza dei suoi colleghi del nord, Fabri Fibra dicesse nelle sue canzoni “recchione” invece che “ricchione”, meridionalismo assunto per proprio dai milanesi, conscio che il rap è infarcito di queste pose machiste che non necessariamente hanno implicazioni morali, è anche vero che Fibra è stato condannato per fatti concernenti all'omofobia, nel corso del processo per diffamazione intentatogli da Valerio Scanu, processo che lo ha visto condannato a una pena pecuniaria di venti euro. Pena che Fibra ha preferito farsi comminare pur di non chiedere scusa a Scanu, colpito nel brano A me di te, alla faccia del linguaggio filologicamente coerente col genere.  
Ora, precisato che, in quel caso, si stava senza se e senza ma dalla parte di Fibra, perché la diffamazione per una canzone rap non la si può proprio sentire, il corto circuito sovviene nel momento in cui colui che viene considerato a ragione l'alfiere dei diritti omosessuali, per il suo coraggioso coming out e per le sue innumerevoli dichiarazioni successive, decida di bypassare problemi di origine morale pur di un passaggio in prima serata su Rai 1. 
Del resto il nostro aveva già superato ogni remora quando un paio di anni fa aveva deciso di duettare con l'altro rapper Briga, nel corso di Amici di Maria De Filippi. Andando a memoria, quel caso era ancora più stridente, perché Briga non aveva tanto fatto una battuta omofoba, ma la aveva fatta proprio su di Tiziano Ferro, salvo poi trovarsi a duettare con lui. 
Ripeto, la coerenza non è certo virtù necessaria per gli artisti. Anzi, sembra proprio essere una zavorra da cui è bene liberarsi al più presto. 
Serve duettare con chi prende per il culo gli omosessuali? 
Zac. 
Serve duettare con chi si è in qualche modo preso per il culo? 
Zac. 
Le jeux sont fait.

GRAN FINALE
Come dicevano i miei amici Bali's Kitchen, Cosa non si fa per la figa. 
Sono passati venticinque anni e siamo sempre lì.

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