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Sanremo 2018, complimenti, auguri e figli categoricamente maschi

December 16, 2017

 

Claudio Baglioni me l'ha messa in quel posto.

No, tranquilli, nessuno scoop. Parlo per metafore.

Sì, perché ero qui, con tutte le lame disposte sul tavolo, un ninja pronto a analizzare i venti nomi dei BIG, pronto a delineare equilibri e dinamiche, pronto anche a schifarmi di certe scelte che davo per scontate.

Ero pronto anche a sottopormi a uno spettacolo televisivo discutibile, nonostante il solito buon Federico Russo.

Poi ho sentito i nomi, che con tutti quei duetti sono più di venti, ma Claudio e la commissione mi hanno spiazzato, stupito, in qualche caso inorridito, ovvio, ma per la maggior parte colpito positivamente.

Perché equilibri e dinamiche ci sono, anche piuttosto chiare, ci sono un bel gruppetto di artisti Friends & Partners, ci sono quelli in quota Rai, almeno uno del team Rtl 102,5, per dire, ma nell'insieme il parterre è quantomeno spiazzante, e già mi sembra qualcosa.

C'è un errore clamoroso di principio, una cosa che spicca come una bestemmia in chiesta, ma nell'insieme il parterre è quantomeno spiazzante.

C'è un altro aspetto che potrebbe indurre qualcuno a azzardare critiche, se non fosse che in genere sono io a azzardare critiche e non intendo azzardarle a riguardo, ma nell'insieme il parterre è spiazzante.

Ci sono nomi che si sapevano, anche piuttosto inutili, ma anche parecchie sorprese. E ci sono nomi che mi fa assai piacere vedere lì, e ancora più piacere mi farà vederli sopra le assi dell'Ariston.

Non ci sono altri nomi che invece si davano per certi, anche nelle ore precedenti alla diretta tv, e questo pure fa parte del giochino di Sanremo. Alcuni così certi che vi potrei canticchiare pure la loro canzone, ascoltata nei giorni precedenti (sì, sono tra quelli cui gli artisti fanno sentire le loro canzoni), e su questo suppongo si apriranno dibattiti.

C'è almeno una assenza secondo me imperdonabile, perché avrebbe in un colpo risolto tre problemi, ma ci arrivo.

Ma andiamo con ordine.

Ieri a Sanremo si è svolto Sarà Sanremo. E fin qui niente di strano. Sarà Sanremo è un programma di Rai 1 nel corso del quale gareggiano i giovani che ambiscono a finire in gara a Sanremo Giovani, appunto, quelli che ambiscono a finire in gara a Sanremo Giovani tra gli otto di Area Sanremo e, soprattutto, il programma di Rai 1 durante il quale Claudio Baglioni, direttore artistico e condottiero del prossimo Festival della Canzone Italiana, per bocca di Claudia Gerini e di Federico Russo ha annunciato i venti concorrenti in gara.

Venti si fa per dire, perché tra duetti e duetti i concorrenti in gara, lo vedremo a breve, sono molti di più. Tutti o quasi uomini, per altro, salvo pochissime eccezioni.

E qui è il primo problema.

Partiamo da una premessa.

Che quest'anno si era di fronte a una grande possibilità ce lo siamo detti un po' tutti, appena è saltato fuori il nome di Claudio Baglioni.

Che quella grande possibilità era incappata in una deludente brutta piega l'avevo detto solo io, ma questo ruolo di Cassandra ormai me lo vivo pure bene.

Che un refolo di speranza ci fosse ci era parso plausibile quando avevamo cominciato a sentire nomi come quello di Vittorio De Scalzi, Avion Travel, Enzo Avitabile.

Della serie, vuoi vedere che Claudio se ne fotte delle pressione del suo promoter Ferdinando Salzano, degli uomini e donne salzaniani che per settimane, per mesi hanno mediato per lui con discografici e artisti, e alla fine ci regala la sorpresa di un cast stellare, di quelli che ci riconciliano non solo e non tanto con Sanremo quanto proprio con il mondo della musica?

Così sembra essere stato.

Con i distinguo cui si accennava prima e che a breve andrò a spiegare.

Diciamo che è stato anche così.

Ci sono grandi nomi e i soliti nomi e nomi che non potevano che esserci.

Mancano clamorosamente le donne, e questa è una faccenda grave, non poco in un mondo, quello dello spettacolo, decisamente maschile. Mancano anche praticamente tutti i giovani, i giovani musicalmente parlando intendo, e anche questa è una scelta che lascia perplessi.

Manca quasi totalmente il mondo dei talent, se non per alcuni nomi che dai talent sono usciti ormai anni fa, e questa invece sembra una indicazione di intenti condivisibile.

Insomma, parlando sempre di figurine disposte sul tavolo, il lavoro di un bravo architetto, in effetti.

Da dove cominciare?

Volessimo seguire l'iter dovremmo andare di cinque nomi in cinque nomi, per quel che riguarda i Big, alternando il tutto alla gara tra i giovani. Ma di seguire l'iter, in tutta onestà, non me ne frega un cazzo. Per cui procedo random, che dove peschi peschi bene.

Partiamo dai BIG, quindi, questi, in ordine di comparizione:

1) Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, Il segreto del tempo (Friends & Partners)

2) Nina Zilli, Senza appartenere

3) The Kolors, Frida (Friends & Partners)

4) Diodato e Roy Paci, Adesso

5) Mario Biondi, Riaverti (Friends & Partners)

6) Luca Barbarossa, Passame er sale

7) Lo Stato Sociale, Una vita in vacanza

8) Annalisa, Il mondo prima di te (Friends & Partners)

9) Giovanni Caccamo, Eterno

10) Enzo Avitabile e Beppe Servillo, Il coraggio di ogni giorno

11) Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico, Imparare ad amarsi

12) Renzo Rubino, Custodire

13) Noemi, Non smettere mai di cercarmi

14) Ermal Meta e Fabrizio Moro, Non mi avete fatto niente (Friends & Partners)

15) Le Vibrazioni, Così sbagliato

16) Ron, Almeno pensami (Friends & Partners)

17) Max Gazzè, La leggenda di Cristalda e Pizzomunno

18) Decibel, Lettera dal duca

19) Red Canzian, Ognuno ha il suo racconto (Friends & Partners)

20) Elio e le Storie Tese, Arrivederci

Abbiamo indicato direttamente chi è in capo al promoter del promoter, così non ci torniamo più sopra, che avremo modo di approfondire ulteriormente più avanti. Chiaramente, nessuno viene dalla montagna, mancano gli artisti che calcheranno il palco nella serata dei duetti, e immaginiamo che lì ci saranno molti altri pronti a soddisfare necessità promozionali di scuderia, e mancano i superospiti, per cui diciamo che la base di partenza è questa.

Che dire?

Sono nomi ondivaghi.

Ce ne sono di notevoli, in accoppiate che potrebbero regalare gioielli o essere semplicemente frutto del tentativo, riuscito, di accontentare più gente possibile. C'è la presenza felice de Lo Stato Sociale, che degli indie è la realtà assolutamente più interessante. Nonché l'unica presente quest'anno. Nella gestione Conti questa casella è rimasta costantemente vuota, quindi sembra già un passo avanti. Qualcosa, mi sbilancio, che potrebbe avere lo stesso effetto dei Subsonica, nei primi anni zero. Perché Lo Stato Sociale hanno un potenziale mainstream incredibile.

Non ci sono invece rapper e trapper, il che connota Sanremo ancora una volta come qualcosa distantissimo dal paese reale, per vecchi (e in questo l'età media dei concorrenti fa il resto).

Chi scrive è però piuttosto felice di questa scelta, perché di vedere rapper scimmiottare i popper si era rotto le palle, e i trapper italiani proprio non li capisce.

Ci sono poi grandi nomi. Alcuni grandissimi.

I Decibel di Enrico Ruggeri, Ron, si mormora con una canzone inedita di Lucio Dalla, e Ornella Vanoni in compagnia di due giganti come Toni Bungaro e Gino Pacifico. Loro innalzeranno, con sfumature diverse che andranno dal rock bowieano, se il titolo non tradisce, del trio milanese, alla nostalgica grandezza del cantautore bolognese, per arrivare a un inedito trio che non può che regalarci meraviglie.

Ci sono Ermal Meta e Fabrizio Moro, coppia già annunciata, che se riesce a superare quella patina di depressione che a volte accompagna la loro musica e la loro immagine, patina, solo patina, potrebbe far bene.

C'è Renzo Rubino, a mio avviso uno dei più compiuti cantautori degli ultimi trent'anni.

C'è Max Gazzè con la canzone col titolo più bizzarro, e già sappiamo che sarà lui a coprire la quota dell'eccentricità.

C'è lo scontro fratricida tra Roby Facchinetti e Riccardo Fogli vs Red Canzian, in pratica i Pooh che, dopo aver annunciato l'addio, averlo anche portato in scena sul palco dell'Ariston come superospiti, tornano in scena come solisti.

Ecco, questo scontro è forse più interessante televisivamente che musicalmente, ma Sanremo è anche e soprattutto un programma televisivo per il pubblico di Rai 1, non esattamente fatto da sbarbini (uso questo termine che mi colloca immediatamente tra i fruitori tipo del canale, anche se, giuro, non lo guardo se non a Sanremo, dove non lo guardo dalla televisione).

C'è poi la bomba inaspettata di Elio e le Storie Tese che annuncia l'addio alle scene e va al Festival con un brano, non come superospiti, un brano che si intitola Arrivedorci.

C'è la bombetta delle rinate Vibrazioni, appena riformatisi, sembra apposta per l'occasione. Lo spazio lasciato dal suicidio dei Modà potrebbe consentire loro di riprendere una carriera che aveva fatto belle cose.

Poi ci sono loro, Diodato e Roy Paci e Enzo Avitabile e Beppe Servillo, con questi ultimi che sicuramente vinceranno il premio della critica regalandoci, si suppone, gran bella musica e i primi che mettendo insieme penne molto interessanti e presenze sceniche così in apparenza distanti tra loro non possono che stupire.

Sì, la parola che più mi rappresenta al momento, rispetto al cast, è questa. Non sempre e solo in positivo, ma stupire.

Annalisa, si sa, è una mia passione personale, per cui spero porti un brano a fuoco, più a fuoco di quanto ci ha fatto sentire con Benji e Fede e anche ultimamente da sola. Lei è una bella voce in cerca d'autore, non può permettersi di fare male.

C'è pure Noemi, che all'ultimo Festival si era mossa bene. Per lei, come per Annalisa, sarebbe forse il caso di ragionare su una carriera che prescinda da Sanremo, magari a partire da questo Sanremo. Come dire, ok, saltate ma poi statene alla larga.

Poi ci sono i The Kolors, per la prima volta in italiano, che devono davvero dimostrare qualcosa dopo il risultato negativo del loro ultimo album. Loro vivono sicuramente male l'essere usciti da Amici e l'essere finiti sotto l'ala iperprotettiva di Rtl 102,5, ma hanno delle potenzialità interessanti. Staremo a sentire.

Se i The Kolors devono dimostrare qualcosa, impresa ancora più infida è quella di Nina Zilli, forse all'ultima spiaggia dopo la manciata di copie messe insieme con l'ultimo prescindibilissimo lavoro targato Canova. Lei è la dimostrazione, ce ne fosse bisogno, di come la tv può fare danni.

Mario Biondi, Giovanni Caccamo e Luca Barbarossa, presumibilmente in romanesco, chiudono il cerchio. Per Barbarossa potremmo anche essere contenti, gli altri due, detto con voce neutra da navigatore satellitare, ne potevamo serenamente fare a meno.

Insomma, sulla carta un grande cast.

In cui spiccano appunto le assenza di cui sopra.

Quelle dei rapper, quelle dei trapper, quelle dei cantautori indie, quelli dei cantautorini indie diventati pop, alla Calcutta o Paradiso, per intenderci, quelli dei fuoriusciti dalle ultime edizioni dei talent, da Riki a uno di quelli usciti da X Factor. Assenza che ci sollevano dal dover dire, ma perché?

Ci sono anche assenza che invece ci fanno sanguinare, metaforicamente, il cuore.

Non voglio fare nomi, perché parlare di trombati non fa bene, ma alcune canzoni che erano date per certe avrebbero anche meritato.

Uno solo mi sento di farlo, Loredana Bertè, che è pure nel roster Friends & Partners, la sua assenza all'ultimo è un vero mistero.

Claudio Baglioni l'ha proprio messa in quel posto, non solo a me, evidentemente.

Ci sono le band, assenti nell'ultima edizione. Ce ne sono addirittura cinque, dagli storici Decibel, forse il nome che più mi rende felice, a Elio e le Storie Tese, passando per Lo Stato Sociale, che rende felicissima mia figlia Lucia, i The Kolors e le rinate Vibrazioni.

Il neo di questa edizione sono però le donne. O meglio, l'assenza delle donne.

Ci sono, tra concorrenti e duetti, quasi trenta nomi, e solo quattro sono femminili. Anche senza tirare in ballo le quote rosa, davvero troppo poche.

Un nome in particolare mi spiace non leggere nel cast, quello de Le Deva. Il quartetto vocale che vede allineate Verdiana, Greta, Laura Bono e Roberta Pompa ha tirato fuori uno degli album pop più interessanti in circolazione e ha presentato al Festival una gran bella canzone su un tema importante. Avrebbe decisamente meritato spazio, e con una sola mossa Baglioni avrebbe portato su quel palco, sia un gruppo seguito da giovani che quattro nomi femminili, ma sicuramente essere indipendenti in un mondo di major non ha giovato loro.

Peccato davvero.

Nell'insieme comunque, sulla carta, siamo abbondantemente sopra la sufficienza. Non fosse per la faccenda dell'assenza femminile il cast migliore degli ultimi anni, forse degli ultimi quindici anni.

Fortuna che poi arrivano i giovani, e posso ritirare fuori le lame. Perché qui la faccenda va decisamente peggio.

Li guardi, li ascolti e pensi: Madonna, se questi sono i giovani, vien da dire, l'umanità non ha speranza. Poi uno pensa che no, non stiamo parlando del futuro dell'umanità, ma di Sanremo, e allora quell'uno alza le spalle e dice: chi se li è mai cagati i giovani di Sanremo?

Discorso Sanremo Giovani. Baglioni ha portato da dodici a sedici i ragazzi che si contenderanno i sei posti per l'Ariston. A sentirli viene da chiedersi perché.

Primo gruppo in gara, Santiago, con un reggaeton che lascia il tempo che trova, Lorenzo Baglioni che porta il cabarert in gara, carino e tutto, ma che due coglioni 'sti calambour, Dave Monaco non pervenuto, Nyvinne avrebbe potuto vincere, Alica Keys de noantri dotata però di un tocco personale. Non a caso non arriverà al Festival.

Nel secondo gruppo, con il candidato alla vittoria Mirkoeilcane, ci sono Luchi, Eva e Iosonoaria. Porca della puttana, la più originale, Iosonoaria, non prende neanche un voto dalla giuria, passa ovviamente Mirkoeilcane con una canzone alla Minchia signor tenente di Faletti sui barconi dei migranti e Eva, che ha un look pazzesco. E basta. Iosonoaria, prodotta da Ferdinando Arnò, era aria pura e classe.

Terzo gruppo, c'è Giulia Casieri, la sosia di Giulia Bevilacqua, che canta un funky-rap con un buon ritornello ma senza nerbo, Davide Petrella, candidato alla vittoria finale, ma clamorosamente trombato, forse perché ha presentato una canzone che ha la base fatta con le suonerie di un vecchio Nokia, lo stonatissimo José Nunes da Pioltello con una canzone che ridefinisce, almeno in attesa del prossimo Festival, il concetto di imbarazzo (by the way, avendo così a lungo parlato di Pioltello, gli sconsigliamo di tornare in città, perché dopo questa figura di merda potrebbe girargli male da quelle parti), e Antonia Laganà, inutile come chi provi a fare new-soul con venature jazz senza essere Erykah Badu, che ovviamente passa, con Giulia Bevilacqua Casieri.

Quarto gruppo. Mudimbi segue il trend di Gabbani con molto più stile di Lorenzo Baglioni, ha un gran flow e padronanza di palco, una scrittura originale e una buona canzone, Il Mago, ma è di San Benedetto del Tronto, quindi è una merda. La diciottenne Carol Beria è la più giovane in gara, e a parte questo non ha detto altro, sembra mia nonna per attitidine e modernità, e mia nonna è morta nel 1987. Ultimo è un rapper, credo, che poi canta come un Zarrillo. Che paura. Aprile & Mangiaracina sono le ostinate di Sanremo, ci riprovano in tutte le salse tutti gli anni. Che due coglioni.

Vanno a Sanremo Mudimbi, Eva, Mirkoelicane, Lorenzo Baglioni, Giulia Casieri e Ultimo. Nyvinne avrebbe meritato più di buona parte dei passati. Pazienza.

L'impressione è che, come al solito, abbiano messo prodotti scadenti di fianco a chi vincerà per rendere la vittoria più agevole.

Impressione che con i due nomi di Area Sanremo diventa realtà.

Dal Buco Nero del Festival arrivano infatti i due più scarsi, Leonardo Monteiro e Alice Caioli. Nomi che erano stati già oggetto di una soffiata, e intorno ai quali girano voci non piacevolissime, al punto che la commissione di Area Sanremo aveva fatto un comunicato in cui prendeva le distanze dalla scelta. Un po' come dire, non siamo d'accordo che abbiate scelto quei due nomi che però noi abbiamo messo nella lista. Non metterli? Far passare invece qualcuno di meritevole, che so?, Roberta Giallo? Andate a cagare, dai.

Area Sanremo ha ormai chiuso la sua stagione, e l'ha chiusa malissimo, l'unica sarebbe chiuderla con quest'anno, con buona pace dei tantissimi giovani cantanti che ci hanno buttato sopra soldi e speranze. E soprattutto con buona pace di chi l'ha gestita nel tempo.

So di aver occupato militarmente un buon lungo lasso di tempo, ma di cose da dire ce n'erano parecchie.

Della giuria preposta a votare i giovani, composta da Gabriele Salvatores, Ambra Angiolini, Irene Grandi, Francesco Facchinetti e Piero Pelù preferirei non parlare, che ci sono almeno un paio di amici che vorrei mantenere come tali.

Della giuria che invece ha portato a Villa Ormond questi sedici cantanti, composta da Claudio Baglioni, Massimo Giuliano, Claudio Fasulo, Duccio Forzano, Massimo Martelli e Geoff Westley, nessuno dei quali è invece mio amico, né credo lo diventerà mai, posso dire che sulla carta ha fatto scelte che apprezzo, più di quante, sulla carta, non apprezzi. Il fatto che siano tutti uomini, e tutti uomini di una certa età li ha forse distratti nel lasciare fuori donne e giovani. Toccherà farsi un giro al porticciolo turistico, dove sono gli Yacht per sentire un motto sempre in voga: w la figa.

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