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Tutta la filiera musicale in un sol'uomo: che FICO

December 14, 2017

 

Un tempo c'erano le specificità. C'erano i discografici, gli editori, i manager, gli impresari, chi si occupava di radio, chi di televisione. Insomma, esisteva un ambito, quello musicale, e c'erano una serie di attori specializzati in un segmento di quel mondo.

Poi quel mondo ha iniziato a generare meno economie, e i ruoli si sono cominciati a confondere. Non perché gli attori in scena abbiano cominciato a farsi altre competenze, ma semplicemente perché, sempre con la medesima fame, hanno iniziato a cercare da mangiare nel giardino dei vicini. Così abbiamo visto discografici diventare personaggi televisivi, editori radiofonici diventare prima editori e poi discografici, promoter occuparsi anche di management. Il tutto fino al passato prossimo, in cui la risibilità dei numeri ha portato davvero tutti a rincorrere i jolly, ovviamente senza quasi mai riuscirci.

Ci mancava però, in questo scenario, la figura di quello che prova a fare davvero tutto, andando a coprire tutte le caselle del mosaico, flaggando tutti gli spazi disponibili, insomma, quello che a Natale fa ambo, terno, quaterna, cinquina e anche Tombola.

Ipotizziamo uno scenario del genere, come di chi guarda un cielo e intuisce che di lì a poco potrebbero arrivare delle nuvole a oscurare il sereno, o meglio, di chi guarda una tavola imbandita e pensa che in fondo a breve tutto quello diventerà merda.

Ipotizziamo, dicevo. Da dove arrivano oggi i soldi? Volessimo essere negativi, da dove arrivano oggi i pochi soldi rimasti in circolo?

Dal live, ce lo sentiamo ripetere come un mantra. I soldi arrivano dai live. Assomusica ci ha tenuto a farci sapere che il mercato dei live è in crescita, a differenza, a occhi, degli altri.

Quindi partiamo da lì, partiamo dai live.

Il protagonista di questa storia, di questa ipotesi, è un promoter. Uno dei più importanti. Ha in scuderia un numero piuttosto rilevante di artisti, non tutti esattamente rilevanti. Anzi, molti dei suoi artisti non sono rilevanti, ma il promoter ha messo in piedi una partita di giro per cui riesce, un po' alla volta, a farli crescere., se non nei numeri, quelli no, quantomeno nella visibilità, nella reputazione. Come? Semplice, mentre continua a organizzare tour, spesso giocando sui muscoli, cioè aumentando apparentemente inutilmente il numero di date, per creare una allure di successo intorno a un determinato nome, il promoter entra dentro la televisione, e lo fa collaborando con chi la televisione la fa, e cominciando a farla a sua volta. Quindi joint venture, più o meno ufficiali, con talent e spettacoli, spesso condotti dai suoi artisti, e anche produzioni vere e proprie, magari legate a determinati marchi che il promoter si trova a gestire. Colpo di teatro, per dire, quando riesce nell'impresa titanica di piazzare in uno spot uno o più suoi artisti in veste di testimonial, facendo contenti davvero tutti, marchio, artisti, se stesso. Tutto raddoppiato, per usare uno slogan in voga in questi giorni. Ma a parte questi numeri funambolici particolarmente riusciti, resta che, con tutte le produzioni tv con cui il promoter lavora, per non dire di quelle che attua in prima persona, i suoi artisti hanno tutti una grande visibilità assicurata, si tratti dei nomi grandi o di quelli più piccoli. Non basta, con l'operazione di doping dei concerti cui si faceva cenno prima, cioè col posizionamento nel segmento superiore dei propri artisti, con quelli da locali medi che finiscono nei palasport, quelli da palasport che finiscono a fare tour di oltre venti date, per non dire di quelli che finiscono negli stadi, piazzare gli show live in televisione è gioco facile facile. Poco conta che poi non se li guardi nessuno, quelli son soldi, sia quelli dell'emittente sia quelli degli sponsor, e aumenta la visibilità, in un circolo vizioso mica da ridere.

Pensa se poi tra i programmi da gestire, usiamo un verbo generico, ci finiscono importanti appuntamenti musicali ufficiali, che so?, il Festival di Sanremo?, gli Awards della FIMI? Insomma, quelli ufficiali, la faccenda diventa ancora più succosa. Uno potrebbe pensare davvero di essere il numero uno, il boss.

Da qui a decidere di chiudere il cerchio, di prendersi tutto il piatto, è un attimo. Il promoter, che già gestisce live e tv, e che ha ottimi rapporti anche con le radio, non a caso organizza un importante festival con uno dei principali network e una prestigiosa serata di gala con un altro, decide di diventare discografico, così si fa direttamente gli album su cui poi costruire i tour.

Tutta la filiera in una sede, che FICO, per dirla con Oscar Farinetti.

Le prime mosse sono caute, esattamente come era successo per la televisione. Comincia producendo dei lavori, ovviamente legati a dei tour. Anzi, produce dei lavori che servono proprio per mettere insieme dei tour. Organizza un mega evento all'Arena di Verona, sua depandance, e poi ci tira fuori un album. Poi produce l'album dell'anniversario di una hit planetaria, legandola a un tour, con immancabile tappa all'Arena, poi produce un altro album, mettendoci dentro tanti bei nomi, come sua consuetudine, e via col tour.

Una domanda, però, deve essergli sorta spontanea. Perché cazzo devo produrre album per delle major, quando potrei tanto bene farmeli per me, senza dover dividere quei quattro spicci con nessuno e soprattutto senza dover contare sulla collaborazione di chicchessia?

Allora per prima cosa assolda un ex discografico di prestigio, uno che fino a poco fa era un potente, poi è caduto un po' in disgrazia, ma senza sputttanarsi. Già che c'è lo piazza dentro un evento nazionale di rilievo, tipo il Festival di Sanremo, tanto per rimetterlo in gioco. Poi, slegatosi dalla major di cui era socio, comincia a ragionare su come costruire la cosa, come chiudere il cerchio, appunto. Artisti già ne ha parecchi, di questi gestisce i live, e in molti casi, direttamente o indirettamente, anche il management. Basta solo aspettare che scadano i contratti per prendersi anche la discografia, con buona pace delle major, distratte dalla trap e dallo streaming.

Per dire, metti che si sciolgano i Modà, usiamo un nome di fantasia. Chi mai potrebbe prendersi in carico Kekko dei Modà? Escludendo Baraonda, visto che la fuoriuscita dei suddetti Modà dalla playlist di Rtl 102,5 sembra indicare chiaramente una rottura tra i due? Sicuramente non Radio Italia o Rds, vista la famosa lettera diretta a Montefusco e Volanti che Kekko ha letto presentando Passione Maledetta. E proprio per questo motivo difficilmente sarà una major a farsi sotto, in difficoltà poi a lavorarlo. Megli il promoter, che ha quantomeno buoni rapporti con l'unico network rimasto fuori, l'unico che potrebbe passare Kekko Silvestre, si intende. Basta solo trovare un distributore, che nello specifico potrebbe addirittura essere Medusa, distributore dei film di Mediaset, e stabilire che nome dare a questa benedetta etichetta discografica. Etichetta che andrebbe a affiancare all'agenzia organizzatrice di live, ma anche alla casa di produzione televisiva, da poco arricchitasi per la presenza di uno dei nomi più potenti della televisione italiana. Non bastasse, da gennaio il promoter potrebbe comprarsi l'altra agenzia di live fuoriuscita dalla medesima major, andando a diventare davvero una potenza senza pari nel panorama italiano. All'attuale titolare di detta agenzia non resterebbe che lo spin off che gestisce artisti in causa con il promoter protagonista di questa storia, quindi artisti che sicuramente non potrebbero confluire nel nuovo gruppo.

Insomma, qualcosa di grosso bolle in pentola, se vogliamo seguire queste ipotesi.

E visto che usare giri di parole per descrivere attori reali mi è venuto a noia, passo ai nomi veri.

Ferdinando Salzano potrebbe diventare discografico, con Massimo Giuliano a capo della sua etichetta, il tutto dopo aver chiuso con Warner, aver acquisito Vivo Concerti, questo si dice, con Clemente Zard che continuerà a gestire Fedez, in causa con Salzano, e dopo aver assunto Giampiero Solari dentro F&P. Davvero tanta roba. Toccherà solo capire se anche societariamente la nuova etichetta finirà dentro F&P o ne sarà semplice consorella.

Ma questi sono dettagli.

Il dado è tratto.

Anche la musica avrà la sua FICO, tutta la filiera a chilometro zero. Tutta in via dei Sormani 3.

FICO.

Gianni, sono ottimista...

 

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