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Recensione Chiara Civello - Eclipse

December 6, 2017

 

Siamo in un periodo di musica liquida, così viene chiamato la musica i cui supporti non sono fisici ma capaci di spostarsi nella rete, si tratti di Mp3 o di link dello streaming. Siamo in un periodo di musica vaporizzata, si diceva tempo addietro. Ma la musica sa ancora essere fisica. E lo sa essere in differenti maniere, non potrebbe che essere così. Può essere fisica perché dotata di una spigolosità rumorosa, oppure può esserlo perché quasi ginnica, come di chi corre a una maratona, o decide di votarsi a un incontro di kick boxing. Poi può essere fisica perché dotata di quella sensualità che è appunto corporea, sustanseazione dell'eros. Una musica che ti sfiora la pelle, la fa accapponare, imperlare di sudore, che fa palpitare il cuore, muove gli umori. Eterea, anche, ma sicuramente fisica. Sicuramente alta.

Ora, so bene che parlare di eros in questi giorni può risultare scivoloso, se non addirittura suicida. Ma non è pensabile che siano fatti di brutta cronaca a scipparci il sacrosanto diritto di parlare anche di eros, laddove sia il caso. Tanto più che si sta parlando di arte, non certo di gossip, e l'arte è mossa dall'erosa, tanto quanto dalla morte, non sono certo io a dirlo o scoprirlo.

Ecco, ascoltare Eclipse di Chiara Civello è un'esperienza fisica, sensuale, erotica. Anche ascoltare Chiara Civello dal vivo è un'esperienza di questa natura. Ma non è solo questo. È ovviamente molto di più, è avere un corpo a corpo con l'arte, con tutto quel che un corpo a corpo con l'arte comporta.

Perché proprio in questi mesti tempi di musica liquida e vaporizzata le canzoni di Chiara Civello mettono in campo un armamentario tale da spingere il Bene a vincere sul Male. Avete presente quella sensazione di schiacciamento che provate ogni qual volta ascoltate brutta musica attraverso apparecchi che non sono atti alla riproduzione musicale, o che alla riproduzione musicale non erano inizialmente destinati? Avete poi presente la stessa sensazione di schiacciamento che provate ascoltando la stessa brutta musica anche in supporti idonei, Dio non voglia dal vivo? Bene, quello schiacciamento è compressione del suono e delle frequenze. Quello schiacciamento è assenza di dinamica. Quello schiacciamento è spesso assenza di frequenze basse, inascoltabili in determinate circostanze, quindi del tutto eliminate dalla sceneggiatura. Quello schiacciamento è quel che passa oggi il convento. Per contro la musica, la vera musica, è tridimensionale, grazie a quella che tecnicamente viene chiamata dinamica. Ma è anche altro, oltre al ritmo e alla melodia la musica è, o dovrebbe essere armonia. Il motivo per cui spesso, ascoltando la musica di oggi vi viene da pensare che le canzoni si somiglino tutte sta proprio qui. Le canzoni di oggi fanno pensare che si somiglino tutte perché, in effetti, si somigliano tutte. E si somigliano tutte perché si giocano tutte su tre, quattro accordi, sempre gli stessi, banali, consentendo quindi una progressione armonica limitata, sempre quella, banale, come se uno dovesse parlare usando venti, trenta parole (sorte toccata a buona parte dei miei colleghi, ma questa è un'altra faccenda).

Chiara Civello è di un altro pianeta, o di un'altra epoca, o più semplicemente è una compositrice e musicista vera, in un mondo di improvvisati. E questo suo essere una compositrice e una musicista vera, nonché una cantante dotata di grande talento interpretativo, le consente di tornare alla prima parte di questa recensione, alla capacità creare una musica in grado di sfiorare la pelle, farla accapponare, imperlare di sudore, far palpitare il cuore, muovere gli umori.

La sua musica è eterea, anche, ma sicuramente fisica. Arte, in una parola.

Se questa fosse una recensione, ora dovrei citare almeno un paio di titoli, addentrarmi nel campo delle suggestioni, magari citare il Sud America, Marisa Monte che flirta con Arto Lindsay, evocare anche Mina, passando da Burt Bacharach al Tropicalismo. Ma questa non è una recensione, il suo ultimo album è uscito da mesi, questo scritto è altro, mosso dall'averla sentita dal vivo, durante un lungo sound check al Blue Note, in una condizione intima, solitaria, io e mia figlia piccola. Non è una recensione, quindi, ma un inno, e in tutti i casi scegliere nel mazzo sembrerebbe davvero impresa vana quanto pretestuosa. Poi, chiaro, Come vanno le cose, scritta con Diego Mancino, o Il cuore in tasca, scritta con Antonio Dimartino, in un mondo non dico giusto, ma anche solo vagamente normale, dovrebbero essere assurte al ruolo di classici, come anche Qualcuno come te, per dire. Ma noi viviamo in questo mondo qui, quello della musica liquida, quello in cui a parlare di erotismo in uno scritto in cui si parla di una artista donna è un attimo che si finisca per passare per allusivo e molesto. Eclipse di Chiara Civello vale tutto questo, e molto altro. Maneggiatela con la cura che si presta alle cose preziose.

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