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Baccini e Caputo - Le recensioni del Tasso

November 28, 2017

Il ritardo potrebbe suonare colpevole, ma suppongo non vi sarà sfuggito che negli ultimi tempi ho un po' lesinato le recensioni, anche in virtù della messa a punto di questo sito e del mio contemporaneo mollare dopo tre anni Il Fatto Quotidiano (per motivi che andrò a spiegarvi in seguito). E la colpa va anche bene, perché il lavoro di cui vado a parlarvi è quello di due artisti cui sembra quasi che il mercato o più precisamente il mondo della discografia sembra voglia imputare la colpa peggiore in un periodo di omologazione come questo: essere dotati di una propria precisa personalità e di una spiccata originalità. Non c'è bisogno che giochi ora i nomi dei due artisti puntando sull'effetto sorpresa, anche perché i nomi li avete già letti nel titolo, sto parlando di Sergio Caputo e Francesco Baccini, riuiniti sotto il marchio The Swing Brothers. Marchio che gioca ovviamente di rimando ai mai sufficientemente celebrati Blues Brothers, ma che al tempo stesso delimita in partenza il terreno di gioco dentro il quale i due hanno deciso di muoversi, quello dello swing. Terreno che, ovviamente, da buoni anarchi quali entrambi sono, decidono a volte di superare, sfociando in lidi più vicini alla nostra tradizione cantautorale (su tutte nella vera perla di questo album, la deandreiana/fossatiana Su questa striscia di mare). Chewing Gum Blues è una raccolta di dieci canzoni che vede i nostri giocare con i canoni musicali dello swing e con le parole, come solo loro sanno fare, giocando tra l'ironico e il surreale, infarcendo melodie e armonie di parole desuete dalla nostra forma canzone, dimostrando come essere cavalli di razza, cavalli di razza con qualche milione di dischi venduti a testa alle spalle, rimanga un ottimo punto di partenza per ogni nuova avventura musicale. E se in apparenza alcuni passaggi potrebbero suonare di maniera, basta prestare attenzione a come i due riescano a fondere insieme le loro vocalità così distanti, l'una più spessa, l'altra più fina, modi diversi di impattare col blues. Tutte le dieci tracce reggono perfettamente il confronto con un repertorio, quello singolo di Sergio Caputo e quello singolo di Francesco Baccini, che inspiegabilmente non è più ospitato dalle radio nonostante una attualità rara (unica). Canzoni canzoni, queste dieci, che ambiscono a uscire dal tempo, almeno da questo tempo così cupo e monocorde, per rimanere nel tempo. Oltre alla già citata Questa striscia di mare, notevoli anche Tu non sei una Barbie, Paranoia in Lombardia by Night e Uno straccio di blues. Peccato solo che non abbiano osato di più intitolando la traccia numero 7 Ma che gelida Monina. Sarà per la prossima volta. Voi ascoltatevi l'album e non perdeteveli dal vivo, parola di Tasso del Miele.

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